sabato 27 novembre 2021

Morte sospetta di una minorenne (1975)

Ottimo thrilling di Martino, con il compianto Claudio Cassinelli.

Molto bello questo Morte sospetta di una minorenne di Sergio Martino, sottovalutato e dimenticato nel panorama di genere anni settanta che tanti titoli ha sfornato per la gioia (o la noia) dei catecumeni del bis. Un peccato non ricordarlo perché il parto di Martino non ha nulla da invidiare ai film coevi, anzi, vive in una sua "dimensione" bastarda tra il poliziottesco, il thrilling e la commedia che lo rende oggetto inconsueto e interessante.

C'è una ragazzina assassinata, Marisa (la bella e riccioluta Patrizia Castaldi), un personaggio ambiguo ed equivoco che "indaga" sull'omicidio, ovvero Paolo "Meningi" Germi (il grande e compianto Claudio Cassinelli) facendosi aiutare da un giovane scippatore, Giannino (Adolfo Caruso), e una vicenda intricata che mischia puttane, papponi, rapitori e banchieri. Non ci si fa mancare niente, la sceneggiatura di Martino e di Ernesto Gastaldi procede per accumulo, parte come thrilling, si tinge di giallo, si fa spesso e volentieri commedia brillante non disdegnando nemmeno il poliziottesco con commissario. Potrebbe sembrare un gran pasticciaccio, e forse lo è, però molto godibile e, soprattutto, ben girato con la solita, grande professionalità di Martino, che si permette di girare una scena d'omicidio piazzata proprio all'inizio molto ben congegnata per poi lanciarsi in un inseguimento tra le strade milanesi con tanto di comicità slapstick e offrire allo spettatore pure una sequenza ambientata sul tetto di una sala cinematografica con Cassinelli appeso alla struttura che si apre scoperchiando il cinematografo.

Un cinema prettamente di genere, quindi, capace però di risvegliare l'interesse dello spettatore e dell'appassionato con una messa in scena "all'americana" nel senso migliore del termine, che non risparmia colpi di scena e ardite "interpretazioni" del contesto sociale d'epoca, con i ricchi speculatori a giostrare il flusso di capitali, droga e prostituzione.

Nella costruzione dell'impianto poliziesco, non possono mancare volti noti e di grande impatto cinematografico come  Massimo Girotti (nel ruolo del deus ex machina Gaudenzio Pesce), Mel Ferrer e il già citato Claudio Cassinelli, attore molto, molto apprezzato da chi scrive, scomparso tragicamente durante le riprese di Vendetta dal Futuro (1985) dello stesso Martino, il 12 luglio 1985 a Page, Arizona, causa incidente aereo (l'elicottero sul quale stava effettuando delle riprese si schiantò contro un ponte) protagonista di molte pellicole della decade selvaggia dei seventies, ma non solo, da Milano Violenta di Mario Caiano a Il Ladrone di Pasquale Festa Campanile, in cui interpretava Gesù, fino ai lavori con Fulci, Murderock e I Guerrieri dell'anno 2072.

Parterre femminile notevole, anzi tra i più rappresentativi della produzione bis, con la bella Barbara Magnolfi, nel ruolo di Floriana, capelli corvini e fisico che dire da urlo è dire poco (un titolo, un perché, La Sorella di Ursula di Enzo Milioni, ma anche Suspiria e Milano: Difendersi o Morire), omaggiata con diversi primi piani dal buon Martino, a fare il paio con la splendida Jenny Tamburi, burrosa come poche, indimenticata e indimenticabile Lolita in La Seduzione (1972) di Fernando Di Leo, Peccati in Famiglia (1975) , ottimo erotico-famigliare di Bruno Gaburro con Massaccesi alla fotografia che poi la diresse nel voyeuristico Voglia di Guardare (1986), scomparsa prematuramente il primo marzo del 2006, dopo una carriera di tutto rispetto come responsabile casting. Chiudono il cerchio Lia Tanzi, che non ha assolutamente bisogno di presentazioni e la già citata Patrizia Castaldi, meteora del bis nazionale della quale si conta solo cotanto cimento attoriale, poi si dedicò alla professione di costumista (Scusate se è poco, 1982 e Il Cappotto di Astrakan, 1979, entrambi di Marco Vicario), protagonista assoluta dei primi minuti della pellicola.

Da riscoprire o rivedere senza indugio, sia per gli amanti di Martino che per gli appassionati in generale, proprio per la grande libertà che regista e sceneggiatore si prendono nel rimaneggiare il plot, offrendo ottime visioni settantesche e un protagonista lontano dall'incarnazione dell'uomo di ferro che dilagava nei cinema italici, in gran parte merito di Cassinelli, molto bravo nel confronto finale con un grande Massimo Girotti, chiusura fumosa e malinconica che aggiunge quel qualcosa in più degno di essere ricordato e custodito. Almeno spero. Recuperate il bellissimo Dvd della Sazuma, da vedere in "double bill" con la splendida edizione, sempre Sazuma, de La Settima Donna di Franco Prosperi. Fotografia di Giancarlo Ferrando, montaggio di Raimondo Crociani e musiche di Luciano Michelini. Con Gianfranco Barra, Franco Alpestre, Aldo Massasso, Fiammetta Baralla e Franca Scagnetti.

Originariamente pubblicato su "Le Recensioni di Robydick" il 14/12/2011.

giovedì 4 novembre 2021

Patroclooo!... e il soldato Camillone, grande grosso e frescone (1973)

 


Commedia "militaresca" con Pippo Franco e Laura Troschel, il cui titolo si ispira al tormentone di Giorgio Bracardi ivi recitante nel ruolo di uno psichiatra militare paranoico.

Difficile aggiungere qualche cosa di nuovo su Patroclooo!. O si ama o si odia. Prendere o lasciare. Oppure prendere e lasciare. Oggetto strano, il film di Laurenti, leggero, leggerissimo, scritto da Francesco Milizia (sceneggiatore che le commedie italiane le ha scritte probabilmente anche sui muri, vista la prolificità disarmante) come viatico per la comicità di Pippo Franco, sulle cui spalle poggia tutta l'impalcatura del film, inframezzata dagli interventi di un Bracardi isterico che sbuca fuori financo dalla tazza del cesso. Strano personaggio, monologhista surreale, musicista e autore di canzoni (come del resto lo fu il fratello Franco) sodale di Arbore e Boncompagni in Alto Gradimento (la celeberrima trasmissione radiofonica dove, tra gli altri, interpretava Achille, invocante il misterioso Patroclo) che non è che abbia avuto grandissima fortuna cinematografica, pur avendo partecipato a diversi film, con particolare predilezione per le pellicole barzellettare sulle forze dell'ordine, I Carabbinieri (1981) di Francesco Massaro, I Carabbimatti (1981) di Giuliano Carmineo e Vigili e Vigilesse (1982) di Franco Prosperi.

Film leggero, assolutamente non volgare e privo del lato erotico che solitamente si accompagna(va) alla commedia italiana degli anni settanta (pochissimi sono i centimetri di pelle femminile esposti durante il metraggio, tra i minimi storici rispetto al genere) orbitante intorno alla figura dinoccolata di Pippo Franco, qui nel ruolo del ladruncolo Bruno Camillone il quale, cambiata l'identità per poter recuperare dei gioielli a Lisbona, sarà costretto suo malgrado a prestare servizio militare a causa del nom de plume utilizzato per il colpo, tal Salvatore Bruschetta, renitente alla leva e a rischio di corte marziale. 

Comicità più slapstick che pecoreccia, con il protagonista sempre schiaffeggiato, minacciato e gabbato da commilitoni e superiori, in cerca di una via di fuga dalla caserma da una parte, ma dall'altra irresistibilmente attratto dalle grazie della bella Tamara (Laura Troschel) che tenterà in ogni modo di sedurre e che poi sposerà pure, già ingravidata dal precedente fidanzato. Grande il regolamento di conti finale alla stazione tra il povero Camillone e i parenti di Tamara, in primis il padre, il grande Fortunato Arena, folle parodia western con raffica di schiaffoni al posto dei proiettili. Regia corretta del buon Laurenti, che fu assistente di Steno dopo l'abbandono di Fulci per lavorare alla Settimana Incom con Domenico Paolella, autore di una legione di commedie italiche, anche con i grandissimi Franco e Ciccio, poi con Insegnanti, Liceali e varie, che ha fatto e farà di meglio, vedi La Vedova inconsolabile ringrazia quanti la consolarono (1973) e, soprattutto il suo capolavoro Il Vizio di Famiglia (1975) con la Fenech, Montagnani, Gigi Ballista, Juliette Mayniel, Gastone Pescucci e Orchidea De Santis.

Pellicola innocua, godibile se si apprezza il genere e il contesto in cui fu realizzata, senza parlare di capolavoro o di rivalutazione a priori, apprezzabile proprio per il suo status demente e fortemente basato sulle gag visive (i colpi in testa ricevuti da Pippo non si contano), Patroclooo!... è tutto qua, novanta minuti di intrattenimento stralunato con il romanissimo protagonista, soldato un poco vigliacco ma con il cuore tenero come da copione, a fare da mattatore tra caratteristi sicuramente molto amati dai catecumeni del bis come Pupo De Luca (Sergente Nardi), Luca Sportelli (l'ufficiale in cucina, inimitabile), Piero Vida, il già citato Fortunato Arena e pure Lucianona Turina, nel ruolo della proprietaria della trattoria innamorata di Camillone e da questi colpita senza pietà con un cero davanti al santuario di pietra.

Poca carnassa, invece, per gli amanti delle attrici anni settanta, qui comunque degnamente rappresentate da Laura Troschel (Costanza Spada) nata a Varese nel 1944, carriera di tutto rispetto, spesso al fianco di Pippo Franco ai tempi suo marito, vedi Ciao Marziano (1980) di Pingitore, avvistata pure nel misconosciuto western Quel maledetto giorno della resa dei conti di Gigi Mangini, attribuito a Sergio Garrone, e Christa Linder, splendida tedeschina che fu insignita dell'attenzione di Playboy e che nel mare magnum delle attrici operanti nell'italico bis si distinse particolarmente in ambito decamerotico, tra le altre cose ovviamente, con titoli come I Racconti di Viterbury - Le più allegre storie del Trecento (1973) di Mario Caiano (come Edoardo Re) o il coevo Fra Tazio da Velletri di Romano Scandariato con Remo Capitani/Ray O'Connor.

Per i completisti della commedia "militaresca", tra Marmittoni, Buttiglioni, Sturmtruppen o Kakkientruppen vari, lontana dalla vena surreale del ciclo La Soldatessa di Nando Cicero, il miglior autore del genere per chi scrive, la pellicola è consigliata soprattutto agli estimatori di Pippo Franco, bravo e professionale, attore dalla carriera non trascurabile che la leggenda vuole sia stato ucciso da un contadino nei primi anni ottanta e poi sostituito da un sosia, come Paul McCartney. Insondabile mistero del cinema italico o, più probabilmente delirio totale. Per i fanatici del C.S.C. sono accreditati Carla Mancini e Luigi Antonio Guerra. Produce la Dania di Luciano Martino. Musiche del Maestro Alessandro Alessandroni.

Originariamente pubblicato su "Le Recensioni di Robydick" il 04/09/2011.