lunedì 7 dicembre 2015

Don't Open Till Christmas (1984)

 


Incatalogabile horror natalizio diretto da Edmund Purdom.

Ci vuole una bella rassegna di cinema natalizio (o almeno credo) per cui comincio con un vecchio slasher molto (poco) amato, ovvero Non Aprite Prima di Natale. Visione antica in TV e su Vhs Multivision, questo Don't Open Till Christmas è una produzione che porta le stigmate di Derek Ford, exploiter inglese con un piede e l'altro pure nella realizzazione di filmetti softcore, uno su cui dovrei scrivere almeno venti cartelle, per cui non divaghiamo e parliamo solo di questo masterpiece "diretto" dal mitico Edmund Purdom, grande attore inglese che trovò in Italia una comoda nicchia in cui svernare. 

"Diretto" virgolettato perché il buon Purdom pare abbandonò il set e la pellicola fu poi terminata, per non dire riscritta o rigirata, da tale Al McGoohan (ovvero il tandem creativo Ford/Alan Birkinshaw, anche se spesso salta fuori il nome di Ray Selfe). Tutto questo per dire che la confusione dietro le quinte si fa sentire fino a prendere forma e sostanza nel prodotto finale. Una cosa così rozza e ignorante da lasciare soddisfatti o basiti a seconda dei gusti. 

A Londra c'è un serial killer che scanna tutti gli uomini che si travestono da Babbo Natale. Le donne no. Purdom è l'ispettore che si occupa del caso, ma sembra sia più interessato a occuparsi della bionda Kate (Belinda Mayne da Alien 2 Sulla Terra) a cui è stato appena ucciso il padre durante una festa in balera. C'è pure un tale che sembra sapere un sacco di cose sull'identità del killer, ma Scotland Yard non riesce a cavare un ragno dal buco. Gli omicidi continuano, fino a quando una giovane stripper non assiste al massacro in un peep show, diventando di fatto l'unica testimone oculare (in realtà l'assassino ha importunato anche una modella da giornaletti erotici passandole un rasoio sul corpo seminudo, coperto solo da un cappotto da Babbo Natale, la mitica Pat Astley nel suo ultimo ruolo).

A leggerla così sembra il solito thrilling trito, ritrito e macinato. In effetti è il solito thrilling trito, ritrito e macinato ma con un aria da filmetto softcore (se non hard) che riesce ad annientare completamente l'atmosfera natalizia e tutto il companatico. Personaggi antipaticissimi e stronzi, gentaglia, uno show starring Caroline Munro semplicemente deplorevole e tanta, tanta weirdness per gli amanti delle stranezze su pellicola.

In realtà, questo Don't Open... cerca di elevarsi almeno al livello minimo consentito dal genere, con un incipit carpenteriano in cui puntualmente si (ri)trovano soggettiva del killer e respiro pesante in sottofondo e una serie di omicidi "creativi" così rozzi e imbecilli da far scattare l'applauso spontaneo, vedi l'assassinio con guanto borchiato e stivale con stiletto o la castrazione nei bagni pubblici ai grandi magazzini. E se è vero che basta una scena per redimere una produzione scalcinata, allora lasciatemi dire che il flashback finale vive in una sua personalissima dimensione tra il delirio totale e la risata isterica da rimanere per anni (come è successo al sottoscritto) stampato nell'album delle visioni "what the fuck?", quasi come vedere un film sotto l'effetto di un acido blando. Non è poco. DVD della Mondo Macabro. 

Originariamente pubblicato su "L'Osceno Desiderio" il 07/12/2015.

martedì 27 ottobre 2015

Graf Dracula in Oberbayern (1979)

 



Per la settimana di Halloween mi sembra giusto cominciare con un film che non c'entra un cazzo, ossia Graf Dracula in Oberbayern di Carlo Ombra (pseudonimo dietro il quale si nasconde Carl Schenkel, vecchia conoscenza degli appassionati, regista di Out of Order - Fuori Servizio che vidi al cinema da ragazzino e mi piacque moltissimo, poi destinato ad una dignitosa carriera oltreoceano con Scacco Mortale, tra le altre cose). Più che uno spoof è una commedia pecoreccia appartenente al genere bavarian porn

Niente per cui scandalizzarsi, di "porn" da queste parti non c'è proprio nulla. Solo modelle seminude, umorismo da caserma, balere di provincia spacciate per discoteche e un Dracula che entra nel territorio delle leggende "scult", interpretato nientemeno che da Gianni Garko (proprio lui, Sartana in persona) grande uomo del nostro cinema, protagonista di molti film amatissimi dal sottoscritto, La Notte dei Diavoli (1972) di Giorgio Ferroni in testa.

Non fu una una cosetta di passaggio. Garko partecipò a ben quattro film in coproduzione con la teutonica Lisa Film: I Porno Desideri di Silvia (Sylvia Im Reich Der Wollust, 1977) aprì le danze in questo suo personalissimo "oktober fest" (venendo pure sequestrato in Italia, non Garko ma il film) comprendente anche il classico Drei Schwedinnen in Oberbayern (1977) e Summer Night Fever (1978) ovvero Febbre nelle notti d'estate. Ce n'è per tutti i gusti.

Per la distribuzione italiana di questo Graf Dracula... si optò invece per un più nobile e sobrio Il Succhione, che dice già tutto quello che c'è da sapere sulla pellicola: una commedia degli equivoci in salsa horror con Garko in doppio ruolo e la presenza di Giacomo Rizzo in mezzo ad un plotone di ragazze discinte (da consegnare ai posteri la coppia di gemelle leopardate in versione disco-dance). Ricordo di aver pagato una cifra spropositata per il DVD ma visto che sul web si trova ogni cosa ve lo potete vedere sicuramente da qualche parte. Per i fanatici di parodie vampiriche, vi rimando direttamente a Dracula Sucks . INTERPRETI: Gianni Garko, Betty Vergès, Giacomo Rizzo, Bea Fiedler, Georgina Steer, Ralf Wolter, Linda Grondier.

martedì 20 ottobre 2015

Death Game (1977)


Sondra Locke e Colleen Camp vs Seymour Cassel!

Se vi è piaciuto Knock Knock (a me, quanto basta) allora è obbligatorio (non è vero) andare a cercare il film originale, quel Death Game conosciuto anche con il titolo The Seducers che deve avere acceso una lampadina nella testa del buon Eli Roth tanto da spingerlo a mettere la moglie (Lorenza Izzo, che a me piace molto, ha qualcosa della Romina Power di Justine del tìo Jess, ma stiamo divagando) in tandem con Ana De Armas a sostituire le due "divine" Sondra Locke e Colleen Camp che furono le protagoniste di questa bizzarra pellicola di Peter S. Traynor, più un produttore che un regista, fu accreditato come tale anche in quel gran casino di Evil Town

Il film è molto valido, più cupo e oscuro rispetto al remake e molto poco accomodante nella descrizione delle bad girls, due pazze scatenate, sadiche e pericolose; il buon samaritano  Seymour Cassel, rimasto solo a casa, accoglie le giovani e bellissime cerbiatte tutte bagnate e infreddolite che bussano alla sua porta per poi venire puntualmente sedotto. Ma non abbandonato. Al risveglio comincia un lungo incubo che lo vedrà prigioniero e poi imputato in un farsesco processo. 

Se avete già visto il remake, sapete di cosa stiamo parlando. Se non l'avete visto, vi consiglio di fare un po' come vi pare e guardare prima l'uno e poi l'altro a vostro piacimento. Detto questo, Death Game è un puro distillato di cinema anni settanta, sadico, morbosetto e ben poco orientato verso la black comedy. Anzi. Le due protagoniste (non c'è paragone con il remake, ma non in senso dispregiativo perché le caratterizzazioni sono molto diverse e la Izzo e la De Armas funzionano piuttosto bene come bimbette capricciose) sono a tratti realmente inquietanti e fastidiose ma, soprattutto, completamente suonate. Guardatele mentre si ingozzano senza ritegno o quando vandalizzano la casa del povero George Manning (un Cassel svaccatissimo, pure doppiato perché si rifiutò di partecipare alla post-produzione, per i contrasti avuti sul set con Traynor, giudicato non all'altezza) illuminate dalle luci del direttore della fotografia David Worth (proprio lui, il regista de I Predatori dell'anno Omega, intervenuto per sostituire il direttore della fotografia originario) e non vorrete più avere ospiti a casa per tutta la vita. Invece le due ninfette del rifacimento, alla fine me le sarei tenute pure per Natale. 
 
Ah, c'è pure un secondo remake spagnolo, datato 1980, Viciosas al desnudo di Manuel Esteba con Adriana Vega, Eva Lyberten e Jack Taylor. INTERPRETI: Seymour Cassel, Sondra Locke, Colleen Camp, Michael Kalmansohn, Beth Brickell.