lunedì 17 ottobre 2011

Don't Be Afraid of the Dark (1973) John Newland

 




La vecchia casa vittoriana di Sally Farnham nasconde qualcosa in cantina. Qualcosa di terribile. Qualcosa che aspetta paziente da anni dei nuovi inquilini. Ora l’attesa è finita.

Negli anni settanta i film TV hanno vissuto una stagione straordinaria. Un proliferare virulento di splendidi film che sono ancora punto di riferimento per i cineasti di oggi, forse attirati dalla perfezione del plot e delle realizzazioni. Tra questi pure l’osannato Guillermo Del Toro ha proposto il remake di un super classico della TV statunitense, proprio quel Don’t Be Afraid of the Dark (1973) che nel corso degli anni ha acquisito lo statuto di cult imperituro tra gli addetti ai lavori. Non a torto, trattandosi di un' opera superlativa. Non perché osi ribaltare le convenzioni del genere con una messa in scena rivoluzionaria. Tutt’altro. Il film di John Newland è un vero e proprio bigino del “cinema del terrore”, è la rappresentazione lucida, precisa, senza fronzoli, di un’ossessione che si trasforma in minaccia mortale. La povera protagonista, giovane mogliettina forse in cerca di emancipazione dal freddo consorte, non riuscirà a sfuggire ad un destino già scritto fin dalle primissime scene. Semplicemente, nessuno le crederà, almeno fino al nerissimo epilogo.

Un meccanismo costruito con lentezza che risulta impeccabile. Lo spettatore già capisce che vi è qualcosa di ingestibile nella casa, già ha sentito le voci dei goblin che vivono in cantina,  sa che la protagonista non avrà scampo, che gli avvertimenti del vecchio Harris, il carpentiere che sta lavorando al restauro, non saranno presi in considerazione. Il camino murato scoperto da Sally (una brava e credibile Kim Darby) all’inizio, diverrà a tutti gli effetti la sua tomba. Eppure si arriva alla fine del film con un senso di inquietudine ed impotenza che rimane attaccato come una cartaccia calpestata sul marciapiede. Una filosofia produttiva lontana anni luce dalla pachidermica macchina hollywoodiana gestita da Del Toro, che spaventa e convince con pochi, essenziali tocchi, in massima parte basati sulla dicotomia luce/ombra, esaltata dalla fotografia di Andrew Jackson. Opere di questo tipo risultano senz’altro datate agli occhi dello spettatore di oggi, comprensibilmente molto smaliziato rispetto al pubblico televisivo degli anni settanta, più avvezzo ad una costruzione del plot basata sul lento e progressivo accumulo di informazioni  per un film che cresce e si svela attimo per attimo, come le tre terribili creature abitanti la cantina di Sally.

Bellissimo, cultissimo, il parto di Newland (uno che ha diretto una valanga di serie televisive, da Star Trek a I Ragazzi del Computer, tanto per intenderci) merita di svettare nell’olimpo del Movie of The Week americano con punte di diamante quali Trilogy of Terror di Dan Curtis, Duel di Spielberg e la misconosciuta, ma imperdibile, serie antologica di Rod Serling Night Gallery vero concentrato di paranoia, paura e creature sconosciute. Prodotto dalla Lorimar Productions e scritto da Nigel McKeand, il film fu trasmesso per la prima volta dall’emittente ABC Mercoledì 10 ottobre 1973. La Warner Archives, in occasione dell’uscita del remake nelle sale, ha distribuito una versione del film in Dvd il 24 agosto 2011, l’edizione 2009 oramai fuori catalogo. Non c’è partita con il remake prodotto da Del Toro.  Imperdibile.

giovedì 23 giugno 2011

MINDWARP (1992) Steve Barnett



Post-atomico d'accatto prodotto dalla Fangoria Films che durante quel periodo storico, cominciava a muovere i primi passi nella produzione ufficiale di pellicole del terrore. Ne uscirono Children of the Night  (1991) di Tony Randel, Severed Ties (1992) di Damon Santostefano e questo Mindwarp aka Brain Slasher diretto dal buon Steve Barnett (Emmanuelle 5Scanner Cop 2). Si parlava di post-atomico; in un futuro prossimo gli uomini e le donne vivono costantemente attaccati ad un macchinario che consente loro di vivere una vita alternativa idilliaca, per poter dimenticare la devastazione della superficie terrestre. Una giovane donna, Judy (Marta Alicia/Marta Martin) decide di ribellarsi e fugge "all'esterno": troverà il resto dell'umanità ridotta in schifosi mutanti guidati da Angus Scrimm.

Chi sarà l'eroe che la salverà? Bruce Campbell, in versione Here I Come to Save the Day! Bruce è un rude bastardo che si chiama Stover e Stover  è uno che i mutanti se li puccia nel latte. Per cui si prevede un massacro. E massacro sarà. Erano ancora i tempi in cui l'MPAA saltava addosso a piedi pari su queste produzioni, tagliandole senza pietà. Tanto che un editoriale si e uno pure di Fangoria o Gorezone,  sputavano fuoco e fiamme sull'organo censorio, che faceva passare indenni Cape Fear e The Silence of the Lambs mutilando invece le produzioni low budget. Altri tempi. Oggi si sono molto allargati. Comunque questo Mindwarp sia cut che uncut, è ancora godibile, con tutte le cautele del caso. Poi per essere un filmetto da battaglia dipinge un futuro cupo mica da ridere; da una parte tossicodipendenti virtuali con il cordone ombelicale elettronico, dall'altra tutti i mutanti, i reietti e i losers che scavano tunnel e gallerie alla ricerca di una antica grandezza. Non è poco. Recuperate anche gli altri film di Fangoria, tra cui anche I  Zombie: The Chronicles of Pain di Andrew Parkinson (1999) rozzo, ma molto inquietante.  INTERPRETI: BRUCE CAMPBELL, ANGUS SCRIMM, MARTA ALICIA, MARY BECKER, WENDY SANDOW, ELISABETH KENT, BRIAN BRILL, ROGER PERKOVICH, JOHN THORPE.

venerdì 17 giugno 2011

TERROR! IL CASTELLO DELLE DONNE MALEDETTE (1974) Robert H. Oliver

 



Partiamo subito citando una scena che si trova più o meno a metà proiezione: Salvatore Baccaro (ivi accreditato come Boris Lugosi) e Michael Dunn stanno cucinando della carne su un bel falò. Sono in una caverna. Si, perché Baccaro interpreta il ruolo di Ook, l' uomo di Neanderthal mentre Dunn veste i panni del nano sadico, necrofilo e stupratore; tra un grugnito e l'altro, visto che i due proprio fanno fatica a capirsi, il povero Dunn mostra al cavernicolo come tagliare delle porzioni di carne più adatte alla propria taglia. Ecco il Sublime, il Genio, la Cialtroneria.

Tutte prerogative dell'Italico Bis che in questa pellicola trovano l'esaltazione massima. Di donne maledette, manco a parlarne. Ci sono Simonetta Vitelli ( la figlia di Mila Vitelli e del regista/medium Demofilo Fidani) e Christiane Royce che fanno i bagni termali, questo si, ma nessuna sacerdotessa del male. Anche perché il plot gira intorno a Rossano Brazzi, nel ruolo del Conte Frankenstein, e alla congrega di freaks che lo circonda. Si respira aria di Hammer torbida e degenerata, con un occhio all'erotismo morboso (vedi le attività notturne di Dunn) e un altro alla rappresentazione dello scienziato che sfida l'etica e le leggi della natura (anche se Brazzi, nel film così come al di fuori della finzione, sembra più occupato a concupire le giovinette). Inutile stare a spiegare la successione di eventi che costituiscono la trama di questo gioiello, è un film che va visto e vissuto. I catecumeni del Bis possono già cominciare a stappare le bottiglie e a programmarne l'ennesima visione, chi non fosse ancora sicuro sulle effettive qualità del film, beh , vi basterà dare una rapida occhiata ai membri del cast: Gordon Mitchell, Edmund Purdum, Luciano Piggozzi, Loren Ewing, Ciro Papa, Laura De Benedettis , Mike Monty più i già citati Dunn e Baccaro. Tutti insieme appassionatamente per la gioia dei nostri occhi e tutto elegantemente fotografato da Mario Mancini.


Vige il mistero riguardo a chi abbia fattivamente girato il film in questione; dietro allo pseudonimo "Robert H. Oliver" viene erroneamente indicato l'exploiter Dick Randall. Ma chi è il regista in realtà? Oscar Brazzi, fratello di Rossano? William Rose ( LA CASA DELLA PAURA, 1974)? O Sergio Merolle? Lo stesso Mancini, autore di Frankenstein '80? Oppure questo Robert Oliver esiste veramente ed ha lavorato anche con Polselli? Che dire. Buona visione. Dvd Rarovideo e BL Films. ALTRI INTERPRETI: ROBERT MARX, ANNAMARIA TORNELLO, ARISTIDE CAPORALE, MARGARET OLIVER, ALESSANDRO PERRELLA, ROSSELLA FERRERO.


venerdì 10 giugno 2011

THE ISLAND OF DR. MOREAU (1996) Richard Stanley - John Frankenheimer

 



Terzo adattamento dell'opera di H.G Welles dopo le versioni di  Erle C. Kenton ("ISLAND OF LOST SOULS"-1933-bellissima) e Don Taylor ( "ISLAND OF DR. MOREAU-1977- a me piace molto pure questa). Il nome Richard Stanley viene citato nel titolo in quanto autore della sceneggiatura originale, scritta con Michael Herr, e primo regista designato dalla New Line per portare a termine il progetto Moreau. Diciamo che non è proprio andato tutto liscio. Se all'inizio sembrano tutti contenti, il caos è proprio dietro l'angolo. Tantp per cominciare, Kilmer non si presenta i primi due giorni di riprese. Stanley e la troupe fanno quello che possono. Peccato che il terzo giorno la New Line fa sapere a Stanley che è licenziato, perché considerato poco esperto per gestire attori e un budget da 40 milioni di dollari. Bene. A questo punto entra in gioco il grande vecchio John Frankenheimer che decide di riscrivere tutta quanta la sceneggiatura, non ritenuta all'altezza. Anche il nuovo protagonista, Rob Morrow, decide di mollare la presa. Viene ingaggiato così David Thewlis che interpreterà Edward Douglas, diplomatico delle Nazioni Unite naufragato sull'isola malefica di Moreau. Chi manca all'appello? Naturalmente il Divino Marlon. Al quale viene concesso di fare praticamente tutto quello che vuole. E beh, è Brando, cazzo. 


Seguono altre riscritture, Frankenheimer che litiga con Kilmer, Kilmer che litiga con Brando e il caldo tremendo del set australiano. Una produzione disgraziata che mantiene però il fascino di quel cinema sgangherato e fuori tempo massimo che si apprezza di più con il passare del tempo. Il caos creatosi dietro le quinte si respira a pieni polmoni. E' un film che non va incontro ai gusti del pubblico, non ci sono personaggi carismatici o eroi con cui identificarsi; Thewlis è fumoso e antipatico, Kilmer perennemente strafatto, Fairuza Balk fa quello che può nel ruolo della figlia di Moreau con istinti felini, quindi tutto lo schermo è occupato da Brando. E' lui il "Father", il dio autoproclamatosi sull'isola, il detentore della verità e quindi della legge. Frankenheimer, da par suo, lo trasforma in una oscena parodia del pontefice e del Colonnello Kurtz  dalle mise deliranti e grottesche, che se ne va in giro con una specie di sua riproduzione in miniatura, l'attore Nelson De LaRosa ( il ratman di "QUELLA VILLA IN FONDO AL PARCO" di Giuliano Carnimeo) contornato da una servitù di freaks in livrea.


Qui ci troviamo veramente dalle parti delle pratiche basse del cinema che incontrano quelle alte. Prendiamo a esempio la scena dell'orgia con tutti gli uomini-animali; un film di Frankenheimer che si trasforma in una cosa tipo Eddie Romero. Una mutazione subdola che rende  la pellicola un oggetto non identificato nella filmografia del grande regista di "THE MANCHURIAN CANDIDATE". Delirante e visionario, pregno di una sensazione di disfacimento che lo sorregge dall'inizio alla fine, "THE ISLAND OF DR. MOREAU" è film da vedere almeno una volta. Anche solo per parlarne male. Mi è impossibile non pensare che il talentuosissimo sudafricano Richard Stanley (che si presentò sul set travestito da cane, senza farsi riconoscere) non abbia scagliato una maledizione su tutto quanto il set. Onore al merito, come di consueto, al grande Ron Perlman e alla buonanima di Stan Winston. Fine. INTERPRETI: MARLON BRANDO,VAL KILMER, DAVID THEWILS, FAIRUZA BALK, RON PERLMAN, DANIEL RIGNEY, NELSON de la ROSA, TEMUERA MORRISON, PETER ELLIOT, MARK DACASCOS.

lunedì 6 giugno 2011

THE HILLS HAVE EYES PART 2 (1984) Wes Craven

 



Si vede proprio che Craven non lo voleva dirigere questo sequel. Uno dei film più massacrati e sbertucciati della storia del cinema. Di certo il regista di "A Nightmare on Elm Street", qui è a stento riconoscibile. Tuttavia, non sono tra coloro che considerano così indigesta la pietanza cucinata da Craven, con tutto il rispetto per il diretto interessato, che, tra i "Masters of Horror", è colui che è riuscito a vendersi meglio. 

Il film comincia con il biondo sopravvissuto all'ecatombe del prototipo, Bobby Carter (Robert Houston), che proprio non ce la fa a riprendersi da quanto accaduto nel deserto. Infatti lo troviamo dallo strizzacervelli. Tuttavia tutto questo non serve a un cazzo, poiché i protagonisti della pellicola sono altri. Si, un gruppo di motociclisti con tutti i cliché a posto, che decidono di fare una bella gita a bordo di un bus. Fin qui tutto bene. Partecipano pure una ragazza non vedente, la Ruby del primo episodio, ripulita e rimessa a nuovo, e  il cane Beast. Fin qui ancora tutto bene. Naturalmente il bus si ferma in pieno deserto. Che cosa potrà mai succedere ai ragazzi che sfottevano di brutto il povero Bobby? Semplice. Incappare nel redivivo Pluto (Michael Berryman) e in una brutta copia di Jupiter, probabilmente il fratello, che si fa chiamare "The Reaper".

 Siamo già nel secondo tempo, a questo punto. E il film diventa uno slasher vero e proprio, con "The Reaper" che massacra i giovini ad uno a d uno. Tranne il protagonista piacione e la ragazza non vedente. Della prima parte, vi parlo adesso. Craven è talmente svogliato (e senza soldi, la produzione fu funestata da numerosi problemi) da riempire il metraggio con spezzoni del primo film. Usa insomma l'espediente del flashback. E qui arriviamo al momento che per me cambia totalmente la fruizione del film. Si, perché Craven, non contento di aver già mostrato mezzo film del 1977, decide di giocare una carta decisiva. E piazza un bel flashback del cane Beast mentre sbrana il povero Michael Berryman.  Il cane, inquadrato in primo piano, ha il flashback di tutta l'aggressione, come in "Lost". Geniale. Se aggiungiamo poi la partitura di "Venerdi 13", riciclata spudoratamente da Henry Manfredini in tutte le scene di suspence, allora ci troviamo ai confini della vera e propria ammirazione. Sembra più un film TV che un horror da cassetta. Comunque, una cialtronata genuina che mi ha molto divertito. Craven si è fatto poi perdonare (almeno dal sottoscritto) con "Deadly Friend" e, naturalmente, con "Il Serpente e l'Arcobaleno". Eh, il danaro, o la mancanza di danaro,  genera mostri. INTERPRETI: TAMARA STAFFORD, KEVIN BLAIR, MICHAEL BERRYMAN, JOHN BLOOM, COLLEEN RILEY, JANUS BLYTHE, ROBERT HOUSTON, JOHN LAUGHLIN.

venerdì 3 giugno 2011

LET MY PUPPETS COME (1976) Gerard Damiano



Se pensavate che Peter Jackson avesse già fatto piazza pulita nel genere marionette sporcaccione con "Meet The Feebles", allora non vi siete imbattuti in questo "Let My Puppets Come". Se poi andate a guardare il nome del regista, potete cancellare eventuali dubbi con un bel colpo di spugna. 

Nella decade che ha visto la nascita e l'affermarsi della Golden Age of Porn, i registi più iconoclasti si sono spesso cimentati in riletture "azzardate" dei grandi classici del cinema, vedi Metzger con "The Opening of Misty Beethoven" o Bud Townsend con "Alice in Wonderland: An X-Rated Musical; Gerry Damiano, da par suo, gioca con il titolo di una rappresentazione teatrale di grande successo in quel periodo, il musical "Let My People Come" di Earl Wilson Jr, che già si presentava come un "Sexual Musical" ispirato al celebre "Oh, Calcutta!"; decide però di realizzare il film con delle marionette, per parodiare il "Muppet Show" di Jim Henson che, in quel periodo storico, cominciava a diventare appuntamento di culto per gli spettatori americani (i Muppets parteciparono alla prima edizione del "Saturday Night Live" e a parte della seconda).

Naturalmente il buon Damiano non resiste alla tentazione di trasformare il progetto in un film hard a tutti gli effetti. Solo che sono i "Muppets" ad esibirsi in prestazioni a Tripla X. Il tutto senza vergogna davanti alle cineprese. Ma, attenzione, non si tratta di una sterile sequenza di loops montata per ottenere un metraggio sufficiente. Tutt'altro. Si tratta di un vero e proprio musical,  diviso in atti, che racconta le peripezie di un gruppo di produttori televisivi indebitatosi con la mafia; per far fronte alla prospettiva di essere tutti quanti seppelliti vivi nel cemento, i tre producers accettano il suggerimento del factotum Jimmy, ovvero realizzare un porno per mietere subito i profitti sufficienti a pagare Mr. Big ( il midget Luis De Jesus, nientemeno che Ralphus in "Bloodsucking Freaks").

La pellicola entra effettivamente in produzione e, in mano ad un regista felliniano, arriva a vincere l'Oscar , ritirato da Damiano in persona. Che dire. Chi scrive ritiene Gerry Damiano uno dei grandi autori dei seventies, e la pellicola in esame riconferma il grande, grandissimo talento di un cineasta rimasto sempre ancorato all'affaire "Deep Throat", ma capace di adattare il suo cinema al melodramma, alla commedia brillante, financo all'horror ("Legacy of Satan") con grande disinvoltura e cura dei dettagli tecnici (i film hard di Damiano sono fotografati e montati con una competenza che niente ha da invidiare al mainstream). Valore aggiunto  il grande sottotesto ironico che pervade tutto quanto "Let My Puppets Come"; vedere il riferimento ai mafiosi della Bryanston che letteralmente gli scipparono "Gola Profonda" minacciandolo di morte,  sottile,  ma neanche tanto. La Mafia diventa a conti fatti il produttore esecutivo del musical e finanziatrice occulta alle spalle dei protagonisti, i quali verranno estromessi dal successo economico del film, come accadde al regista stesso che non vide mai un cazzo di dollaro e rischiò di venire pure carcerato per oscenità.  Un'altra storia. Quindi, se amate le marionette, soprattutto quelle molto disinibite, questo  film  fa per Voi. Diciamo pure che la pellicola funziona anche come incunabolo per certo cinema demenziale che si farà strada proprio negli anni a venire, in particolare "Ridere per Ridere" di Landis, con cui condivide i beffardi spot pubblicitari piazzati nel corso della narrazione che prendono allegramente per il culo il product placement. Vi aspettano una infermiera molto disponibile, un cane molto devoto alla padrona e pure Geppetto e la sua dolce creatura, ivi ribattezzata Pornocchio! Date una chance a questi pupazzi. Se la meritano. O no? INTERPRETI: LUIS DE JESUS, GERARD DAMIANO, LYNETTE SHELDON, PENNY NICHOLS, AL GOLDSTEIN, VIJU KREM.

 

giovedì 26 maggio 2011

WILD BEASTS - BELVE FEROCI (1984) Franco Prosperi

 



Violentata dall'uomo la natura si ribella!". La tagline già introduce il clima "bestiale" che si respira nel film di Prosperi che, senza troppi giri di parole, per chi scrive rimane e presumibilmente rimarrà il miglior animal attack mai prodotto con capitali italiani. Non che ci volesse molto. Vero. Il fatto è che la pellicola in questione da parecchi punti anche a diverse produzioni straniere della decade presa in considerazione (un nome su tutti GNAW: FOOD of THE GODS II) sia perché girata in stato di grazia, sia perché il lavoro svolto dagli addestratori (Pasquale Martino e Giancarlo Triberti del Circo Tribertis) è qualcosa che va oltre, nel senso che gli animali fanno davvero paura e interagiscono con gli attori in maniera straordinaria.

Anzi. Surclassano la fauna umana di diverse misure. Ok, c'è il grande Ugo Bologna nel ruolo del commissario che non ha bisogno di nessun difesa. Ci sono però John Aldrich e Lorraine De Selle (in assoluto una delle mie attrice preferite, la ragazza nuda in DOVE VAI IN VACANZAUNA DONNA DI NOTTEGARDENIA : IL GIUSTIZIERE DELLA MALA per non parlare di VACANZE PER UN MASSACRO dell'amatissimo Di Leo) che fanno la figura di statue di sale messe di fronte alle cineprese. Ma va bene così, non si può avere tutto e quando abbiamo una scena come quella del ghepardo che insegue il maggiolino a tutta velocità in pieno centro di Francoforte, allora è inutile battere i piedi per terra e lamentarsi di quanto sono cani gli attori, perché Prosperi è in palla e, oltre al ghepardo, scatena ratti, tigri, leoni, pantere nere, elefanti e orsi polari (veri) contro i poveri protagonisti del film, letteralmente sbranati, dilaniati, schiacciati (la scena con l'elefante) e ridotti in poltiglia on screen, grazie agli effetti speciali del grande Maurizio Trani e a quelli meccanici di Alvaro Passeri.

mercoledì 25 maggio 2011

METTI LO DIAVOLO TUO NE LO MIO INFERNO (1972) Bitto Albertini

 




Decamerotico di grande successo diretto da Adalberto Albertini (nome tutelare del bis nostrano) che generò anche un seguito quasi immediato: "...e continuavano a mettere lo Diavolo ne lo Inferno" (1973).

Protagonista della pellicola è Antonio Cantafora (ovvero il Michael Coby di "Simone e Matteo" nelle imitazioni della coppia Hill-Spencer) qui nelle vesti di Ricciardo, pittore con una spropositata passione per il gentil sesso, ivi rappresentato dalle splendide Margaret Rose Keil e Melinda Pillon. Gradiente erotico superiore alla media del genere e scene piuttosto forti (vedi l'amante che riceve in piena faccia le evacuazioni del marito cornificato) a rimpolpare una commedia tipica della produzione italiana dei settanta che sfruttò con estrema spregiudicatezza il successo dei prototipi pasoliniani.

Solita parata di caratteristi pronti alla bisogna, su tutti Fortunato Arena e Roberto Danesi/Robert Dannish, con Piera Viotti e Renate Schimdt a fortificare il fortino bis che tanto successo conobbe nella stagione 1972/73 e 1974/75. Non siamo né i primi né gli ultimi a tirare fuori dal cilindro il decamerotico, genere che ha i suoi estimatori, io sono tra questi naturalmente, ma impossibile non spendere due parole su una serie di pellicole, con alti e bassi, alcune più becere, altre meno, inevitabilmente identificate con "Quel Gran pezzo dell'Ubalda..." di Mariano Laurenti, che non fu il prototipo ma che arrivò, anzi, quasi a fine corsa. Questo "Metti lo Diavolo..." è uno dei migliori e più divertenti esempi del famigerato genere, con tanta carnassa esibita e sesso gioioso e liberatorio in compagnia di mogli, mariti cornuti, frati e mignotte travestite da suore, quindi tutto "materiale" consueto in una filiera che può annoverare titoli come "Come è bella la Bernarda tutta nera e tutta Calda" (1973) di Lucio Giachin, mica bruscolini.

Splendida Margaret Rose Keil, praticamente abbonata al genere con sette film all'appello, qui nel ruolo di Amalasunta, valore aggiunto, e non poteva essere diversamente vista la bellezza delle colleghe nelle pellicole coeve, ad una pellicola divertente e divertita, che non pretende di essere un capolavoro ma solo sano e puro genere di consumo. Da vedere, così come altri titoli del franchise (specialmente quelli di Mino Guerrini), tra i quali si annida pure un capolavoro come "Storie Scellerate" del "nostro" Sergio Citti. Senza dimenticare, ma che ve lo dico a fare, la Trilogia della Vita.

Molto belli i titoli di testa disegnati (pare da un  Mordillo uncredited) con colonna sonora nientemeno del Maestro Stelvio Cipriani e stornelli cantati da Gianni Musy. Qualcuno, da qualche parte, ha detto che non meritano nemmeno di essere citati, quindi:

'Però che la donna sia bassa,
magra oppur grassa

questo ci sta.
Si sa, tra bionda e castana
qualcuna è puttana
ma questo che fa!'

Dopotutto, siamo sempre in ambito boccaccesco.


venerdì 20 maggio 2011

MAD DOG MORGAN (1976) Philippe Mora

 


Incredibile western australiano, completamente rimosso dalla critica ufficiale. Non aspettatevi epiche cavalcate o sparatorie a mezzogiorno, qui siamo da un'altra parte, direi proprio in un altro pianeta. A Mora (si, proprio lui, il regista di quel delirio assoluto di "HOWLING 2") non frega un cazzo di portare avanti una storia che abbia un minimo di linearità; gli bastano i primi piani dei suoi straordinari protagonisti, gli splendidi paesaggi australiani e la violenza cieca e insensata che si respira nell'outback del 1865, anno in cui (il 9 aprile) viene ucciso il famigerato bush-ranger Daniel Morgan, portato sullo schermo dal grande Dennis Hopper (visibilmente strafatto e ubriaco per tutto il film). bravissimo Hopper e bravissimo il comprimario David Gulpilil ("L'ULTIMA ONDA" di Peter Weir, "THE PROPOSITION di John Hillcoat) autore anche della colonna sonora "tribale" che accompagna il protagonista verso  il suo appuntamento con la morte.

Selvaggio, psicopatico o spirito libero? Hopper trasporta il Billy di "Easy Rider" nelle terre d'Australia, tanto che questa pellicola pare la "versione alternativa western" del capolavoro di cui sopra. Non c'é nessuna battaglia morale tra il bandito e i suoi inseguitori, viscidi e disgustosi, che disquisiscono amabilmente durante il pranzo sulla reale possibilità che Morgan possa essere metà uomo e metà bestia. Violento (le scene nel carcere-lager) e sgangherato, questo "Mad Dog Morgan" una visione la merita.

 Anche se irritante e disequilibrato. Non spaventatevi di vedere comparire il marchio della Troma in relazione a questo film. Kaufman e compagni sono stati gli unici a crederci. Tratto dal romanzo di Margaret Carnegie "MORGAN: THE BOLD BUSHRANGER"INTERPRETI: Dennis Hopper, David Gulpilil, Jack Thompson, Frank Thring, Michael Pate, Wallas Eaton, Bill Hunter, John Heargreaves, Martin Harris, Robin Ramsay.


giovedì 19 maggio 2011

GALAXINA (1981) William Sachs

 




Il film più famoso della povera Dorothy Stratten, Playmate of the Year 1980. Una simpatica parodia di Star Wars, Alien e altro materiale fantascientifico allora in voga, cortesemente offertaci da William Sachs, famigerato artefice di "THE INCREDIBLE MELTING MAN". La pellicola di Sachs è assolutamente innocua e il gradiente erotico piuttosto basso, nonostante la presenza mercuriale della splendida Stratten, androide femmina che prova attrazione sessuale per il Sgt. Thor (?) interpretato da Stephen Macht. Godibile e spassoso se non ci si ferma a interrogarsi sulla fine della Stratten, uccisa senza pietà dal marito Paul Snider (suo sedicente mentore) geloso per la relazione nascente tra la playmate ed il regista Peter Bogdanovich. Altro che sexploitation. DVD della benemerita Rhino Video, Widescreen letterbox 2.35:1, Region 1.

REGIA: William Sachs. SCENEGGIATURA: William Sachs. FOTOGRAFIA: Dean Cundey. MONTAGGIO: George Berndt, George Bowers. INTERPRETI: Dorothy R. Stratten, Stephen Macht, Avery Schreiber, J.D. Hinton, Tad Horino, Lionel Mark Smith, Ronald Knight, Angelo Rossitto.

lunedì 9 maggio 2011

THE WIZARD OF GORE (2007) Jeremy Kasten

 



Crispin Glover è un pazzo scatenato. Chi meglio di lui poteva portare sullo schermo l'illusionista degli illusionisti, il celeberrimo Montag The Magnificent? Nessuno. Ed infatti ecco a Voi il remake del classico blood and gore di H.G. Lewis, a cura del bravo Jeremy Kasten, già autore di The Attic Expeditions. Cinema weird allo stato puro, calato in una dimensione dove il presente e il passato si confondono, disorientando lo spettatore meno incline a lasciarsi trasportare dalle sanguinose illusioni del protagonista.

Un film lontanissimo dal teen horror (anzi, proprio agli antipodi) spesso proposto dalla Dimension, che potrà piacere agli amanti dell'horror meno standardizzato. Prendere o lasciare, insomma. Chi ama la sregolatezza di Glover avrà parecchio da divertirsi, per contro, chi lo giudica troppo eccessivo e gigione, si potrà consolare con Bijou Phillips, Jeffrey Combs, Brad Dourif ed il redivivo Joshua Miller di Class of 1999. Se non vi piace nessuno, allora non ci posso fare niente. Fine. 

Blu-ray uncut special edition del 2007 a cura della Euro Video, Region Free e DVD della Dimension Films, ratio 1.85:1, Region 1.

lunedì 2 maggio 2011

Phase IV (1974) Saul Bass

 


Imprescindibile capolavoro di Bass.

La classe non è acqua. Strepitoso Eco-vengeance firmato dal più grande titolista di tutti i tempi. Una razza di formiche super-intelligenti dichiara guerra all'umanità. Le difese crollano, solo un terzetto di sopravvissuti, rifugiatosi in un laboratorio in pieno deserto, tenterà di fronteggiare la terribile minaccia.

Basterebbe la presenza di Lynne Frederick (bellissima attrice, ex moglie di Peter Sellers, morta a soli 39 anni per problemi di alcool)  ad elevarlo nell'olimpo dei titoli degni di recupero, ma si farebbe un torto a Saul Bass che sa benissimo cosa e come raccontare; bastano pochi elementi per rappresentare la fine dell'uomo e saturare l'atmosfera con un palpabile senso di morte e desolazione. La visione del regista è agghiacciante e si avvicina a certo cinema catastrofico possibile solo nei seventies che ha in No Blade of Grass (2000 La fine dell'uomo [1970] di Cornel Wilde) il punto più alto e cupo.

Non a caso i protagonisti principali di questa pellicola (Nigel Davenport e la Frederick) ritornano nel film di Bass che rimane l'unico lungometraggio prodotto dall'artista originario del Bronx. Guardatevi  l'incipit. Quanto di più lontano dal "gigantismo" di Bert I. Gordon si sia mai girato nei selvaggi settanta. Per chi scrive capolavoro. INTERPRETI: Lynne Frederick, Michael Murphy, Nigel Davenport, Alan Gifford, Robert Henderson, Helen Horton.



venerdì 22 aprile 2011

LE STRADE DELLA PAURA (1989) Eric Red



Il titolo della distribuzione italiana rimanda direttamente al cult di Robert Harmon e male non fa, visto che il regista di questo gioiello è proprio lo sceneggiatore di "The Hitcher", l'ottimo Eric Red. Come sceneggiatore Red è piuttosto conosciuto, basti pensare a "Near Dark", in qualità di regista nessuno gli ha mai dato cinque lire; un vero peccato perch le prime pellicole di Red valgono la spesa e meritano di essere, se non altro, riscoperte e giudicate per quello che realmente valgono.

 Cominciamo con la sua opera di esordio, quel "Cohen & Tate" che tanto mi entusiasmò quando lo vidi al cinema: un ragazzino deve testimoniare contro un potente boss, è naturalmente protetto dall'Effebiai che piantona la casetta di famiglia. Tuttavia i federali non hanno fatto i conti con i due sicari incaricati di rapire il giovanotto, nientemeno che Roy Scheider e Adam Baldwin. Strepitosi. Uccidono gli sbirri e i genitori del povero Travis Knight (Harley Cross, quello di "THE BOY WHO CRIED BITCH", molto bravo) e se lo portano via come un pacco postale. Fin qui tutto bene.  Solo che questa volta sono i due assassini che non hanno fatto i conti con il ragazzino. 

Un road-movie teso e violento, girato per quasi tutto il metraggio dentro la macchina dove viaggiano i protagonisti, che alterna dialoghi serrati ad esplosioni di violenza che guardano al cinema di Sam Peckinpah (parliamo della versione uncut, visto che per ottenere l' R-rating è stato sforbiciato mica di poco). Se proprio si deve fare un paragone, non posso fare altro che scomodare il capolavoro baviano "Cani Arrabbiati", anche se il plot non è lo stesso e il genio italico fa la differenza. Il che non toglie che il film di Red sia meritevole di una visione, anzi, dopo la caduta nel solito dimenticatoio. Quindi, dategli uno sguardo se avete tempo e voglia. INTERPRETI: Roy Scheider, Adam Baldwin, Harley Cross, Cooper Huckabee, Suzanne Savoy, Marco Perella, Andy Gill, Tom Campitelli.




martedì 19 aprile 2011

TURKEY SHOOT (1981) Brian Trenchard Smith

 


Ozploitation d'annata cortesemente offertaci da Mr. Brian Trenchard-Smith. Ci troviamo in un regime totalitario dove  chiunque abbia la sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato, viene imprigionato in campi di concentramento e braccato senza pietà dalla elite governativa guidata dal despota Charles Thatcher. 

Scappano a gambe levate il DJ dissidente Steve Railsback e la povera Olivia Hussey. Godibilissima pellicola che sposa esigenze esploitative (la Hussey molestata più volte dal secondino laido) ad un malcelata ambizione produttiva (vedere il pirotecnico  finale). Su tutti domina un improbabilissimo energumeno con criniera leonina che viene impiegato come arma segreta per decimare le povere prede umane, tra le quali annoveriamo la splendida Lynda Stoner, prostituta dal cuore d'oro. Una cosa così non ha prezzo. Eleva automaticamente il film nell'olimpo dell'ozploitation che più ammiriamo. Propongo un double bill con The Most Dangerous Game.  Caldamente consigliato. Ah, il nostro Trenchard-Smith ha poi diretto cose come Night of the demons 2Leprechaun 3 e 4 e La Crociera della Paura; non vi spaventate. INTERPRETI: Olivia Hussey, Steve Railsback, Michael Craig, Carmen Duncan, Roger Ward, Lynda Stoner, Michael Petrovich, Gus Mercurio, John Ley.


sabato 5 marzo 2011

DR. MINX (1975) Howard Avedis

 




Bisognerebbe scrivere un trattato su Howard Avedis. Un pilastro dell'exploitation capace di passare da The Teacher (Professoressa Facciamo l'Amore, 1974 con la bellissima Angel Tompkins) a Mortuary (1983). 

Questo Dr. Minx è un bigino ipotetico del suo inconfondibile stile "prendi i soldi e scappa". Diciamo che non si tratta proprio di una messa in scena impeccabile. O si ama o si detesta. Però ragazzi, con Edy Williams non si scherza. Un monumento al sexploitation cinema, qui nei panni di una procace dottoressa dalla vita sessuale piuttosto movimentata, come da copione.

Non poteva essere altrimenti per la giunonica moglie di Russ Meyer che nel mare magnum dell'exploitation settantesca si mosse in più direzioni, anche nel bis italico con la partecipazione a Peccati in Famiglia (1975) di Bruno Gaburro con Renzo MontagnaniJenny Tamburi e Simonetta Stefanelli, per poi passare, ovviamente, in zona Meyer con The Seven Minutes/I Sette Minuti che Contano (1971) e Beyond The Valley of the Dolls (1970) non disdegnando cose come Con sei ragazze a poppa si rizza la prua, geniale titolo italico del più sobrio originale I Sailed To Tahiti with an All Girl Crew (1968) di Richard L. Bare, tra le altre, tantissime cose. Cameo della moglie di Avedis, Marlene Schmidt, come di consueto.

Per inguaribili nostalgici e amanti del genere. VHS NTSC Continental Video. Siete avvertiti. INTERPRETI: Edy Williams, William Smith, Randy Boone, Marlene Schmidt, Harvey Jason, Charles Knapp.

martedì 22 febbraio 2011

LEZIONI MALIZIOSE (1981) Alan Myerson




Commedia sexy americana che sfrutta la sensuale presenza dell'Emmanuelle originale, la bellissima Sylvia Kristel, alle prese con un classico plot da exploitation early eighties: donna matura seduce giovane in fregola. Si aggiunga una sottotrama simil-giallo e il quadro è completo. Il regista Alan Myerson ha diretto una valanga di serie televisive, da "Laverne & Shirley" a "Gilmore Girls" passando per "Miami Vice"e "Knight Rider". Il film è stato alleggerito di almeno 3 min 20 sec,  specialmente nelle scene dello strip-tease e della vasca da bagno. DVD della Lions Gate NTSC Region 1, ratio 1.33 :1. Regia: Alan Myerson Sceneggiatura: Dan Greenburg Fotografia: Jan De Bont  Montaggio: Fred A. Chulak Interpreti: Sylvia Kristel, Howard Hesseman, Eric Brown, Meredith Baer, Pamela Jean Bryant, Peter Elbling, Patrick Piccinini, Ed Begley Jr.


sabato 19 febbraio 2011

martedì 11 gennaio 2011

L'INFERMIERA (1975) Nello Rossati

 



Ottima commedia erotica diretta da Nello Rossati, uno che ha lavorato spesso e bene nell'ambito della sexploitation italiana dei settanta. Qui si avvale delle grazie di una statuaria e disponibile Ursula Andress, nei panni di una sexy infermiera assunta per far capitolare il cuore malandato del riccone di turno; ambientazione familiare come di consueto in queste produzioni e ottimo stuolo di caratteristi a dare corpo alla sceneggiatura (Vargas e Toffolo su tutti). I lavori di Rossati ("BUONA PARTE DI PAOLINA" con Antonia Santilli in particolare) andrebbero rivisti e considerati con minor spregio rispetto alla corrente comune. 

Con Jack Palance e Duilio Del Prete. Dvd della No Shame 1.66:1, Anamorphic Widescreen e della Surf Video 1.85:1 nella infame collana "Serie Z". Interpreti: Ursula Andress, Duilio Del Prete, Jack Palance, Mario Pisu, Daniele Vargas, Carla Romanelli, Marina Confalone, Stefano Sabelli, Luciana Paluzzi, Lino Toffolo, Attilio Duse.