giovedì 18 gennaio 2024

VICE SQUAD (1982)


 Grandissimo poliziesco del grande e troppo sottovalutato Gary Sherman.


Volete mettere il titolo della distribuzione italiana con il pur efficace VICE SQUAD? Niente da fare, nun se batte. E non si batte neanche il film, che è uno tra i più brutali e sincopati polizieschi made in USA realizzati negli anni ottanta.

Merito del regista Gary A. Sherman, uno abituato a girare horror (Non prendete quel metrò/Raw Meat [1973] con Donald Pleasence e Morti e sepolti/Dead and Buried [1981] bellissimo, ma che ve lo dico a fare) che possiede la mano giusta per affrontare il genere noir/poliziesco senza indugi o timidezze da scolaretto. Anzi. Il grande Wings Hauser farà passare una notte tragica al povero poliziotto Gary Swanson ma soprattutto alla sfortunata prostituta Princess (Season Hubley, ex-moglie di Kurt Russell, quella che viene trascinata nelle fogne in 1997 Fuga da New York).

Sherman dispensa a piene mani dosi di violenza e sadismo e va oltre gli steccati del "genere" scatenando un sublime villain psicopatico come il Ramrod di Hauser (carriera sterminata tra cinema e televisione, protagonista pure di un misconosciuto cult come Mutant/Night Shadow [1984] di Mark Rosnan che fu sostituito dal mitico John "Bud" Cardos), talmente cattivo, spietato e indistruttibile da far credere allo spettatore di essere stato scagliato in uno slasher violentissimo. Guardatelo quando colpito, investito, sparato ancora non muore.

Splendida fotografia notturna di John Alcott e atmosfera fumosa e malsana, di quelle possibili solo negli anni ottanta. Bellissimo, cultissimo, questo Vice Squad è merce rara per l'appassionato e amante di polizieschi americani , quelli veri, duri e puri. Da vedere e toccare con mano. Una grande firma Sherman, dopo arriveranno Wanted -Vivi o Morto (1986) con Rutger Hauer e Gene Simmons e lo sfortunato Poltergeist III (1988). Dvd della benemerita Starz/Anchor Bay del febbraio 2006 NTSC Region 1, 1.85:1. Consigliatissimo. Diverse scene della pellicola sono state editate nell'antologico Terror in the Aisles (1984) di Andrew J. Kuehn.

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giovedì 2 febbraio 2023

Deadly Eyes (1982)

 


Ratti assassini a Toronto! 

Mi piacciono molto i film con i topi di fogna che si incazzano e fanno un macello in città, per cui questo Deadly Eyes/Occhi della Notte si è sempre trovato in cima ad una mia ipotetica top-five  sui roditori assassini. In realtà, il film di Clouse (proprio lui, l'autore de Il Branco originale nonché colui che contribuì a rendere il Piccolo Drago una leggenda) è la trasposizione cinematografica de I Topi del sommo James Herbert, che non gradì l'operazione bollandola senza mezzi termini con un lusinghiero "terrible... absolute rubbish."

Ok, non è certo un capolavoro e non sono qui a dire che il vecchio James abbia sparato una cazzata. Si, però ci sta un però grande quasi come uno dei toponi della pellicola, perché Deadly Eyes, The Rats, Night Eyes o semplicemente Rats o come volete chiamarlo è un filmetto che mantiene tutte le promesse che ci si può aspettare da un'operazione  che sfoggia questi titoli. Quindi, topi di fogna giganti che scannano parte della popolazione di un agglomerato urbano, in questo caso Toronto, con conseguente reazione dei personaggi più carismatici, ovvero quelli che riescono a prendere a calci in culo le malefiche creature senza lasciarci la pelle. Purtroppo, Scatman Crothers non è uno di questi, ma ci possiamo consolare con Sam Groom e la splendida Sara Botsford (che si concede pure una scena di sesso non proprio castissima), insegnante il primo, ispettrice sanitaria la seconda, indirettamente responsabile dell'infestazione nel momento in cui ordina la distruzione di una partita di grano alterato con steroidi, fonte primaria di approvvigionamento per i ratti.

I primi segni del pericolo in agguato sono una serie di attacchi mordi e fuggi (tra cui un infanticidio) condotti con la mano sicura di un professionista della portata di Clouse, ma il pubblico ha sempre bisogno di qualcosa in più e il buon Robert sa come giocare con la platea, per cui non ci mette molto a scatenare l'orda malefica contro gli stessi, ipotetici fruitori di questo cinema "basso" e degenere, allestendo il massacro principale all'interno di un cinema in cui si proietta L'Ultimo Combattimento di Chen/Game of Death (1978), citando prima di tutto The Blob e The Tingler e poi pure sé stesso. Senza alcuna vergogna. A questo punto, Deadly Eyes si trova a un passo dal confine con la Serie B più becera, anzi sembra quasi di avvistare gli agenti dell'immigrazione, ma il mestiere, quello vero, senza fronzoli, reclama a gran voce quella dignità del cineasta capace di gestire tutti i generi senza paura o complessi di inferiorità, riportando di fatto la pellicola sul terreno più sicuro del cinema di intrattenimento, soprattutto con le scene nel tunnel della metropolitana, in cui i soliti politicanti rompicoglioni sono presi di mira dai topi e costretti ad allontanarsi a piedi dai vagoni fermi. Scena che tra l'altro ricorda una situazione analoga in The Relic (1997) di Peter Hyams.

Non si butta via niente e se c'è qualcosa da rimproverare alla produzione è la scelta di aver usato dei bassotti come controfigure dei ratti giganti, nel senso che i cani indossano dei "costumi" da topo, roba da mettersi le mani in faccia e picchiare la testa contro il muro. Tanto che uno dei cani ci crepò, sul set. Altra epoca, fortunatamente. 

Menzione speciale alla coppia di  dirty girls Lisa Langlois e, udite, udite, Lesleh Donaldson, che ammiccano dalla schermo con la simpatia propria delle zoccole dal cuore d'oro, più o meno. Il film non c'entra un cazzo con il libro di Herbert, per cui sono entrambi godibili, senza dover fare scomodi paragoni. Per i completisti, segnalo il remake del 2002 a cura di John Lafia.

Originariamente pubblicato su "L'Osceno Desiderio" il 28/02/2016.

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martedì 4 gennaio 2022

Bad Dreams (1988)


Brutti sogni per la splendida Jennifer Rubin, in questo ottimo clone della serie "A Nightmare on Elm Street".

Sulla scia dello strepitoso successo di Nightmare 3- I Guerrieri del Sogno (1987) di Charles “Chuck” Russell, usciva nel lontano 1988 questo piccolo film prodotto da Gale Ann Hurd,  (già produttrice affermata di Terminator e Aliens - Scontro Finale), affidata all’esordiente Andrew Fleming, anche sceneggiatore insieme a Steven E. De Souza.

Si parte con il suicidio di massa di una setta di hippies orchestrata dal santone Harris (Richard Lynch) figura fortemente ispirata sia a Charles Manson che al Rev. Jim Jones, famigerato artefice del “massacro della Guyana”. Il leader della setta battezza gli adepti con un mestolo di benzina al posto della tradizionale acqua santa, per poi dare fuoco a tutti quanti, la giovane Cynthia compresa, che, miracolosamente ma non troppo, secondo le leggi hollywoodiane naturalmente, sopravvive per cadere in un coma profondo che durerà tredici anni. Una volta svegliatasi, la giovane (interpretata dalla bellissima Jennifer Rubin), si troverà a fare i conti con una realtà che non riesce a comprendere e in cui non si riconosce, terrorizzata dalle continue visioni del vecchio Harris, orribilmente sfigurato, che sembra avere la capacità di spingere al suicidio tutti i pazienti vicini a Cynthia. Solo il Dr. Karmen (nientemeno che il Bruce Abbot di Re-Animator) tenterà di trovare una spiegazione ai suicidi/omicidi.

Impossibile non pensare al plot di Nightmare 3, di cui fu scelta una delle co-protagoniste (la Rubin, la guerriera punk del film di Russell), di cui la pellicola di Fleming ricalca anche l’ambientazione ospedaliera con il gruppo di pazienti del reparto psichiatrico decimati uno ad uno da una misteriosa presenza che si materializza  come un essere ustionato in grado di manipolare le menti dei protagonisti.

Niente per cui gridare allo scandalo, poiché il film di Fleming ha una sua dignità e una confezione di tutto rispetto che lo rendono una tappa obbligata per i cultori del cinema horror anni ottanta che inevitabilmente guardava al successo della saga cinematografica di maggior richiamo durante quel periodo storico. Difficile fare i conti con un personaggio multimediale come Freddy Krueger senza cadere nel ridicolo o nella scopiazzatura becera, tuttavia questo Bad Dreams (in Italia Vivere nel Terrore) risulta ancora godibile grazie  al villain della situazione, un grande Richard Lynch, attore che gli appassionati non possono ignorare, sempre a suo agio in ruoli di volta in volta truci e/o sgradevoli, qui particolarmente ispirato e, soprattutto, non presente in scena ogni due minuti, scelta registica che permette di mantenere una certa ambiguità per tutta la pellicola, lasciando dubitare lo spettatore delle facoltà mentali della protagonista.

Se poi aggiungiamo qualche sequenza splatter piuttosto riuscita, vedi la pioggia di sangue e frattaglie sul tecnico riparatore o il giovane paziente schizofrenico che si infilza la mano, allora la pietanza diventa ancora più speziata, anche in virtù di un ottimo cast che comprende  Dean Cameron (il “Motosega” di Summer School-Una Vacanza da Ripetenti di Carl Reiner) e un attore navigato come Harris Yulin, psichiatra se possibile più svitato dei pazienti stessi.

Consigliato a tutti gli amanti del cinema anni ottanta, con tutti i difetti e le ingenuità che inevitabilmente questi film si portano dietro, Vivere nel Terrore è un piccolo cult da riscoprire in cui i mai sopiti fantasmi degli anni settanta tornano a perseguitare i giovani degli anni ottanta, forse troppo poco spirituali e edonisti per meritare una vita senza sacrifici. Ma tranquillizzatevi tutti, c’è il vecchio santone Harris, plagiatore di anime candide, a mostrare loro la via. Nel finale originariamente concepito, girato e montato ma scartato, Cynthia ritorna con il Dr. Karmen a Unity Fields, la casa del massacro, per affrontare un’ultima volta la “famiglia” del mefistofelico Harris che “ucciderà” definitivamente con un pugnale, raccolto nell’ultimissima scena da una mano scheletrica palesemente manovrata con un bastone. Molto meglio quello utilizzato, che si chiude con Sweet Child o’ Mine dei Guns N’ Roses.

Originariamente pubblicato su "Horror.it" il 26/10/2011. 

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mercoledì 27 ottobre 2021

Shock Waves (1977)

 



"Zombi nazisti in cerca di prede umane!", un grande horror per gli amanti dei morti viventi in uniforme.

'Once They Were Almost Human!' strilla la tagline di questo misconosciuto horror, esordio di Ken Wiederhorn alla regia. Film che apprezzo ancora oggi. Povero ma inquietante. Nel senso che con pochi dollari il vecchio Wiederhorn costruisce un'atmosfera di morte e disfacimento realmente palpabile. Non è poco. 

Una piccola imbarcazione guidata dal vecchio lupo di mare John Carradine si ritrova in panne nelle vicinanze di una misteriosa isola tropicale e di un ancor più misterioso cargo che pare nascondere un terribile segreto. Una volta sceso a terra, il gruppo guidato dal giovane Keith (Luke Halpin, proprio lui, il Sandy Ricks di  Flipper  che bazzicò per alcune produzione italiane durante gli anni ottanta ) scopre l'esistenza di un vecchio castello abbandonato dove l'unico segno di vita sembra essere un acquario. In realtà, qualcuno c'è sull'isola. E non è solo. Il vecchio Comandante delle SS Peter Cushing, autoesiliatosi dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, è a capo di un commando di soldati tedeschi "né vivi né morti", implacabili, quasi invincibili, impiegati contro gli alleati durante la guerra (nel prologo una voce fuoricampo da cinegiornale narra l'esistenza di questo famigerato plotone di nazisti combattenti a mani nude) che fuoriescono dal gigantesco cargo arenatosi anni e anni prima. Per i poveri naufraghi, non ci sarà scampo. 

Molto bello questo Shock Waves (in Italia L'Occhio nel Triangolo). Rispetto a produzioni coeve risulta quasi un film di stampo classico. Sempre di exploitation si tratta, ma l'atmosfera da "fine del mondo" già avvenuta si respira a pieni polmoni nel parto di Wiederhorn. Sarà perché i nazisti-zombi che escono dalle acque in formazione da combattimento, lenti, inesorabili è ancora sequenza che provoca una certa inquietudine; sarà perché il film è girato pressoché tutto di giorno, con pochissime scene notturne, sarà per la totale assenza di frattaglie che aggiunge un'atmosfera rétro al tutto, ma ho sempre pensato che un posto d'onore nella nicchia dei film cultuali degli anni settanta questo Shock Waves se la ritaglia senza meno. Proprio perché si capisce subito che per i vacanzieri della middle class U.S.A non ci potrà essere salvezza alcuna. Per i soldati morti/non morti, semplicemente la guerra non è mai finita e pure il loro Comandante non potrà essere risparmiato (un grande, ma che ve lo dico a fare, grande Peter Cushing, invecchiato ed emaciato quasi come una vittima dei campi di concentramento). Ecco, Wiederhorn non inventa nulla (il riferimento agli zombi SS era già presente in Revenge of the Zombie, 1943 di Steve Sekely sempre con Carradine) ma riesce a creare un universo cupo e mortifero semplicemente riprendendo qualche scorcio d'isola e uno sparuto gruppo (gli attori/zombi erano in realtà solo otto) di uomini in divisa. 

Tecnicamente, la pellicola, girata in 16mm in 35 giorni, è ineccepibile, tenuto conto del budget miserrimo. Ottima fotografia naturalistica di Reuben Trane, con riprese subacquee degli zombie ritornanti dal fondale effettuate da Irving Pare  e scenografia impeccabile di Jessica Sack (il "castello" di Cushing era in realtà il vecchio Biltmore Hotel in Florida, una struttura in disuso che Wiederhorn affittò per la modica cifra di 250 dollari) molto brava nel trasformare le locations di Coral Gables e Palm Beach, Florida in un cimitero a cielo aperto. I detrattori della pellicola del buon Wiederhorn (altro tipo strano, poi si cimenterà con lo sfortunato Eyes of a Stranger (1981), massacrato dai tagli, in Return of the Living Dead Part 2 (1988), sbertucciato a destra e sinistra ma non così ignobile come sequel/remake parodistico del capolavoro di O'Bannon, financo Meatballs 2, proseguendo poi in ambito prettamente televisivo con Freddy's Nightmare, 21 Jump Street e Dark Justice) lamentano un ritmo blando e soporifero; ok, tuttavia credo che l'andamento ben poco adrenalinico sia valore aggiunto e non un difetto, atto a creare un senso di attesa e claustrofobia supportato pure dalla musica plumbea e opprimente di Richard Einhorn, il cui sintetizzatore calza come un pedalino alle immagini di Wiederhorn. Ultimo, ma non ultimo, il make-up degli zombi-nazisti creato dal grande Alan Ormsby (che non ha, o almeno non avrebbe, nessun bisogno di presentazioni, compare di Bob Clark e regista con Jeff Gillen di Deranged, tra le altre cose, pure la sfortunata esperienza di Popcorn, 1991).

 Da vedere assolutamente, se non altro perché avere in cartellone Carradine e Cushing,  presenti sul set per un totale di quattro giorni a testa dietro compenso di 5.000 dollari ciascuno, è sempre cosa gradita agli appassionati e amanti del genere. C'è anche la Brooke Adams di The Dead Zone. Distribuito dalla Joseph Brennen Associates Inc. spesso in double bill con il Tentacoli di Ovidio Assonitiis. Il DVD Alan Young Pictures, presenta delle sequenze in lingua originale (prologo compreso) che però sono presenti doppiate nella VHS ex-noleggio Lineafilm. Il negativo originale perduto è stato rimpiazzato da una copia di proprietà dello stesso Wiederhorn.

Il 25 novembre 2014, la Blue Underground ha finalmente distribuito una ottima versione in Blu-ray del film di Wiederhorn, 1.85:1, Widescreen, 1080p HD resolution con una buona dose di extra, audio commento con Alan Orsmby, Fred Olen Ray e lo stesso Wiederhorn, interviste a Luke Halpin, Brooke Adams, Reuben Trane e Richard Einhorn più trailer e spot vari. 

Originariamente pubblicato su "Le Recensioni di Robydick" il 9/03/2012.

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giovedì 7 ottobre 2021

Humongous (1982)



Comincia bene, molto bene questo Humongous di Paul Lynch. Atmosfera idilliaca e musica rétro. Una festa su un'isola infarcita di romanticume. Non può che finire male. Labour Day, anno di grazia 1946. La giovane Ida Parsons (Shay Garner) è fuori, lontano dai festeggiamenti. Vuole rimanere vicino al recinto dove sono custoditi i suoi amati cani. Ad un certo punto arriva un uomo, ubriaco (Page Fletcher). Le offre da bere, lei rifiuta. Lui insiste ed allora Ida fugge. L'ubriaco, Tom Rice, la raggiunge e comincia a maltrattarla, rinfacciandole di essere una smorfiosa, stupida figlia di papà. La getta a terra e le strappa i vestiti. Lynch non mostra quasi nulla, ma la scena è efficace, giocata com'è tutta su i primi piani dello stupratore e  le riprese alternate dei cani inferociti che tentano di scavalcare il recinto. La violenza termina, la macchina da presa rimane fissa sul volto dell'assalitore, con le urla disperate di Ida in sottofondo. Nel frattempo, uno dei cani, un pastore tedesco, riesce ad uscire dalla gabbia ed assale Tom Rice, massacrandolo sotto gli occhi di Ida, che lo finisce con un pezzo di legno mentre l'uomo rantola con il sangue alla bocca. 

Il resto è facilmente riassumibile. Siamo in pieno attacco dei cloni jasoniani e da qualche parte il buon Lynch deve andare pur a parare. Dopo gli ottimi ed evocativi titoli di testa (che mostrano le foto di Ida con la famiglia e i suoi cani) la pellicola fa un salto di 36 anni e si concentra su di un gruppo di giovani in viaggio su una barca. Naturalmente, l'imbarcazione esploderà proprio in prossimità dell'isola dove Ida abitava con il padre. I giovani naufraghi si ritroveranno braccati da un gigante demente (frutto ovviamente della violenza subita da Ida) malato di acromegalia che farà strage di (quasi) tutti i giovani. 

Si respira aria di Venerdì 13, ma anche e soprattutto del non dimenticato Antropophagus di Massaccesi; certo dove Aristide calca(va) la mano sul morboso e il malsano, Lynch risolve concentrandosi sull'atmosfera minacciosa e su qualche programmatico spavento telefonato, vedi i vari cadaveri ritrovati dai ragazzi, il che non è necessariamente un male, ma rischia di far "sedere" la pellicola e renderla monocorde anzichenò. Difetti riscontrabili in una valanga di slasher coevi. Del resto il vecchio Lynch (Paul, che gli appassionati conosceranno senza meno, essendo pure il regista di un cult più o meno riconosciuto come Prom Night) non è che sia mai stato un talentaccio, ma, come si usa dire, "un onesto artigiano di genere", per taluni un complimento, per altri un marchio di infamia. Humongous, per chi scrive, rimane la sua opera migliore (insieme a Bullies, [1986] solido rape and revenge) cupa e dotata di una vena malinconica che di solito non ci si aspetterebbe da un prodotto di questo tipo. Gli amanti dello slasher comunque potranno apprezzare, almeno per spirito filologico, gli altri, credo proprio di no. 

Le copie disponibili prima del DVD Scorpion per la serie Katarina's Nightmare Theater, NTSC, All Region, ratio 1.77:1, risultavano troppo "scure" per cui il nuovo transfer rende finalmente giustizia (più o meno) al lavoro del direttore della fotografia  Brian R.R. Hebb e restituisce la versione uncut della pellicola con la scena dello stupro integra. Il recente Blu-ray Scorpion Releasing del 2017, Region A-B, 1.85:1 chiude il cerchio offrendo forse la versione definitiva del film di Lynch con i due cut della pellicola Theatrical Cut (92:33) e Unrated Cut (93:42) e una qualità audio/video certo non perfetta (a causa della diversa provenienza delle fonti) ma comunque accettabile, almeno per il sottoscritto che apprezza molto il parto di Lynch.

Extra del Blu-ray SR:

"Katarina's Nightmare Theater" (3:49) with Katarina Leigh Waters

Commentary features Paul Lynch and William Gray

Interview (21:37) with David Wallace

Theatrical Trailer (1:14)

Thanks to DVD Talk


Originariamente pubblicato il 14/07/2012 su "Le Recensioni di Robydick"


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lunedì 11 marzo 2019

Screams of a Winter Night (1979)


Finalmente la Code Red ha distribuito la versione Blu-ray di questo vecchio omnibus di James L. Wilson, alla sua prima ed unica regia. Forse non fregherà un cazzo a nessuno, ma il fatto che le prime 200 copie siano andate via come il pane, vorrà pur dire qualcosa. Soprattutto quando abbiamo per le mani la versione originale di 124 min. con il quarto episodio inserito nel pacchetto per la gioia (o la noia) della sempre più ristretta cerchia di appassionati.

Un gruppo di amici decide di passare un tranquillo weekend di paura in una vecchia casa nei boschi, ma c'è qualcosa che non va. L'atmosfera è malata e i ragazzi (studenti universitari che sembrano tutti dei quarantenni) durante il viaggio vengono pure stalkerati da un manipolo di bifolchi capitanati dal giovanissimo William Ragsdale di Ammazzavampiri (1985).

Una volta arrivati alla baita, per passare il tempo, gli sventurati cominciano a raccontarsi storielle dell'orrore a base di bigfoot, dormitori infestati, streghe e pazze assassine, il tutto condito con un utilizzo talmente sfacciato del famigerato "effetto notte/day for night", che pare di vedere il film con un paio di occhiali da sole. Detto questo, chi apprezza cose come The Legend of Boggy Creek (1972) e in generale un certo cinema di exploitation con forte impronta "locale" (in questo caso la Louisiana), non potrà che amare incondizionatamente questo distillato di chincaglieria da drive-in, anche se va detto che la qualità generale degli episodi è invero piuttosto scarsa e solo l'episodio finale con quella pazza fottuta di Beverly Allen nel ruolo, manco a dirlo, di Crazy Annie è un bel passo avanti nel delirio cucinato da Wilson, più interessato alla cornice che al resto, tanto da spingersi in pieno territorio The Evil Dead (1981) con un certo anticipo rispetto al giovane Raimi. 

Ottimo il Blu-ray Code Red, Region Free, 1.78:1, che chiude il cerchio editando il quarto episodio (streghe e cimiteri con un feel alla De Ossorio ancora più povero) rimasto totalmente inedito fino ad oggi.

Brand New Scan 2K of the original 16mm A/B roll camera negative of the never before seen 124-Minute Director's Edition with the Long Lost 4th story included!

Bonus:

The Original Theatrical Cut

On Camera Interview with Star Gil Glasgow

Trailer

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sabato 1 dicembre 2018

Madman (1981)

 


Una vecchia recensione, ripescata dai miei archivi di cazzate.



Favola macabra dei primi ottanta ambientata, manco a dirlo, in un bosco, dove dei giovani campeggiatori vengono trucidati dal leggendario Madman Marz; il bello è che il maniaco viene direttamente evocato tramite una filastrocca recitata davanti al falò, rendendo così l'assassino una figura assimilabile a quella classica dell'orco.

Un horror meno celebrato rispetto ad altri titoli ottanteschi, pervaso da un'atmosfera cupa e ostile che lo rende un oggetto interessante in ambito slasher. Gli appassionati quindi non sono avvertiti visto che la pellicola si è già guadagnata lo statuto di cult. Il bad guy protagonista è stato pure omaggiato da Adam Green nei suoi Hatchet, Victor Crowley è infatti iconograficamente una versione "deforme" del vecchio Madman Marz (Paul Ehlers). Più o meno. Comunque per la gioia di chi scrive e di molti altri, la protagonista del film è nientemeno che Gaylen Ross (qui come Alexis Dubin), la Fran di Dawn of the Dead, biondissima e ancora una volta pronta a vendere cara la pelle. Un vero peccato averla vista e ammirata solo in un pugno di pellicole, ma godiamo di quello che ci troviamo per le mani, senza lamentarci, anche perché la vecchia Gail Sue Rosenblum si è poi dedicata con successo alla produzione e regia di documentari. 

Madman è l'unico lungometraggio diretto dal buon Joe Giannone che ci ha lasciato nel 2006 e che aveva previsto un ipotetico sequel direttamente collegato all'epilogo del film con il personaggio di Richie (Jimmy Steele) incolpato degli omicidi e promosso a protagonista. DVD Anchor Bay del 2001 Region 1 , NTSC, 1.85:1 e pure della Code Red edito nel 2010, fino al recente combo DVD/Blu-ray della benemerita Vinegar Syndrome, All Region, 1.85:1 del 2015. INTERPRETI: Alexis Dubin (Gaylen Ross), Tony "Fish" Nunziata, Paul Ehlers, Harriet Bass, Jan Claire, Seth Jones, Alex Murphy, Jimmy Steele (Tom Candela), Carl Fredericks (Frederick Neumann).


Il Blu-ray VS contiene una bella valanga di extra:


Intro (:50) with producer Gary Sales 

Commentary #1 features Sales, director Joe Giannone, Paul Ehlers and Tony Fish.

Commentary #2 features The Hysteria Continues.

"Madman: Alive at 35" (21:00)

"The Early Career of Gary Sales" (14:15)

"The Legend Still Lives" (91:42) 

Stills & Artwork Gallery (7:20)

"Music Inspired by 'Madman'" (13:17) 

"In Memoriam"(5:46)

"Dead Pit Interviews Gary Sales" (3:37)

"Dead Pit Interviews Paul Ehlers" (5:15)

T.V. Spots (1:59, SD)

Theatrical Trailer (1:48) 


(c) Belushi

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