mercoledì 27 ottobre 2021

Shock Waves (1977)

 



"Zombi nazisti in cerca di prede umane!", un grande horror per gli amanti dei morti viventi in uniforme.

'Once They Were Almost Human!' strilla la tagline di questo misconosciuto horror, esordio di Ken Wiederhorn alla regia. Film che apprezzo ancora oggi. Povero ma inquietante. Nel senso che con pochi dollari il vecchio Wiederhorn costruisce un'atmosfera di morte e disfacimento realmente palpabile. Non è poco. 

Una piccola imbarcazione guidata dal vecchio lupo di mare John Carradine si ritrova in panne nelle vicinanze di una misteriosa isola tropicale e di un ancor più misterioso cargo che pare nascondere un terribile segreto. Una volta sceso a terra, il gruppo guidato dal giovane Keith (Luke Halpin, proprio lui, il Sandy Ricks di  Flipper  che bazzicò per alcune produzione italiane durante gli anni ottanta ) scopre l'esistenza di un vecchio castello abbandonato dove l'unico segno di vita sembra essere un acquario. In realtà, qualcuno c'è sull'isola. E non è solo. Il vecchio Comandante delle SS Peter Cushing, autoesiliatosi dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, è a capo di un commando di soldati tedeschi "né vivi né morti", implacabili, quasi invincibili, impiegati contro gli alleati durante la guerra (nel prologo una voce fuoricampo da cinegiornale narra l'esistenza di questo famigerato plotone di nazisti combattenti a mani nude) che fuoriescono dal gigantesco cargo arenatosi anni e anni prima. Per i poveri naufraghi, non ci sarà scampo. 

Molto bello questo Shock Waves (in Italia L'Occhio nel Triangolo). Rispetto a produzioni coeve risulta quasi un film di stampo classico. Sempre di exploitation si tratta, ma l'atmosfera da "fine del mondo" già avvenuta si respira a pieni polmoni nel parto di Wiederhorn. Sarà perché i nazisti-zombi che escono dalle acque in formazione da combattimento, lenti, inesorabili è ancora sequenza che provoca una certa inquietudine; sarà perché il film è girato pressoché tutto di giorno, con pochissime scene notturne, sarà per la totale assenza di frattaglie che aggiunge un'atmosfera rétro al tutto, ma ho sempre pensato che un posto d'onore nella nicchia dei film cultuali degli anni settanta questo Shock Waves se la ritaglia senza meno. Proprio perché si capisce subito che per i vacanzieri della middle class U.S.A non ci potrà essere salvezza alcuna. Per i soldati morti/non morti, semplicemente la guerra non è mai finita e pure il loro Comandante non potrà essere risparmiato (un grande, ma che ve lo dico a fare, grande Peter Cushing, invecchiato ed emaciato quasi come una vittima dei campi di concentramento). Ecco, Wiederhorn non inventa nulla (il riferimento agli zombi SS era già presente in Revenge of the Zombie, 1943 di Steve Sekely sempre con Carradine) ma riesce a creare un universo cupo e mortifero semplicemente riprendendo qualche scorcio d'isola e uno sparuto gruppo (gli attori/zombi erano in realtà solo otto) di uomini in divisa. 

Tecnicamente, la pellicola, girata in 16mm in 35 giorni, è ineccepibile, tenuto conto del budget miserrimo. Ottima fotografia naturalistica di Reuben Trane, con riprese subacquee degli zombie ritornanti dal fondale effettuate da Irving Pare  e scenografia impeccabile di Jessica Sack (il "castello" di Cushing era in realtà il vecchio Biltmore Hotel in Florida, una struttura in disuso che Wiederhorn affittò per la modica cifra di 250 dollari) molto brava nel trasformare le locations di Coral Gables e Palm Beach, Florida in un cimitero a cielo aperto. I detrattori della pellicola del buon Wiederhorn (altro tipo strano, poi si cimenterà con lo sfortunato Eyes of a Stranger (1981), massacrato dai tagli, in Return of the Living Dead Part 2 (1988), sbertucciato a destra e sinistra ma non così ignobile come sequel/remake parodistico del capolavoro di O'Bannon, financo Meatballs 2, proseguendo poi in ambito prettamente televisivo con Freddy's Nightmare, 21 Jump Street e Dark Justice) lamentano un ritmo blando e soporifero; ok, tuttavia credo che l'andamento ben poco adrenalinico sia valore aggiunto e non un difetto, atto a creare un senso di attesa e claustrofobia supportato pure dalla musica plumbea e opprimente di Richard Einhorn, il cui sintetizzatore calza come un pedalino alle immagini di Wiederhorn. Ultimo, ma non ultimo, il make-up degli zombi-nazisti creato dal grande Alan Ormsby (che non ha, o almeno non avrebbe, nessun bisogno di presentazioni, compare di Bob Clark e regista con Jeff Gillen di Deranged, tra le altre cose, pure la sfortunata esperienza di Popcorn, 1991).

 Da vedere assolutamente, se non altro perché avere in cartellone Carradine e Cushing,  presenti sul set per un totale di quattro giorni a testa dietro compenso di 5.000 dollari ciascuno, è sempre cosa gradita agli appassionati e amanti del genere. C'è anche la Brooke Adams di The Dead Zone. Distribuito dalla Joseph Brennen Associates Inc. spesso in double bill con il Tentacoli di Ovidio Assonitiis. Il DVD Alan Young Pictures, presenta delle sequenze in lingua originale (prologo compreso) che però sono presenti doppiate nella VHS ex-noleggio Lineafilm. Il negativo originale perduto è stato rimpiazzato da una copia di proprietà dello stesso Wiederhorn.

Il 25 novembre 2014, la Blue Underground ha finalmente distribuito una ottima versione in Blu-ray del film di Wiederhorn, 1.85:1, Widescreen, 1080p HD resolution con una buona dose di extra, audio commento con Alan Orsmby, Fred Olen Ray e lo stesso Wiederhorn, interviste a Luke Halpin, Brooke Adams, Reuben Trane e Richard Einhorn più trailer e spot vari. 

Originariamente pubblicato su "Le Recensioni di Robydick" il 9/03/2012.

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giovedì 7 ottobre 2021

Humongous (1982)



Comincia bene, molto bene questo Humongous di Paul Lynch. Atmosfera idilliaca e musica rétro. Una festa su un'isola infarcita di romanticume. Non può che finire male. Labour Day, anno di grazia 1946. La giovane Ida Parsons (Shay Garner) è fuori, lontano dai festeggiamenti. Vuole rimanere vicino al recinto dove sono custoditi i suoi amati cani. Ad un certo punto arriva un uomo, ubriaco (Page Fletcher). Le offre da bere, lei rifiuta. Lui insiste ed allora Ida fugge. L'ubriaco, Tom Rice, la raggiunge e comincia a maltrattarla, rinfacciandole di essere una smorfiosa, stupida figlia di papà. La getta a terra e le strappa i vestiti. Lynch non mostra quasi nulla, ma la scena è efficace, giocata com'è tutta su i primi piani dello stupratore e  le riprese alternate dei cani inferociti che tentano di scavalcare il recinto. La violenza termina, la macchina da presa rimane fissa sul volto dell'assalitore, con le urla disperate di Ida in sottofondo. Nel frattempo, uno dei cani, un pastore tedesco, riesce ad uscire dalla gabbia ed assale Tom Rice, massacrandolo sotto gli occhi di Ida, che lo finisce con un pezzo di legno mentre l'uomo rantola con il sangue alla bocca. 

Il resto è facilmente riassumibile. Siamo in pieno attacco dei cloni jasoniani e da qualche parte il buon Lynch deve andare pur a parare. Dopo gli ottimi ed evocativi titoli di testa (che mostrano le foto di Ida con la famiglia e i suoi cani) la pellicola fa un salto di 36 anni e si concentra su di un gruppo di giovani in viaggio su una barca. Naturalmente, l'imbarcazione esploderà proprio in prossimità dell'isola dove Ida abitava con il padre. I giovani naufraghi si ritroveranno braccati da un gigante demente (frutto ovviamente della violenza subita da Ida) malato di acromegalia che farà strage di (quasi) tutti i giovani. 

Si respira aria di Venerdì 13, ma anche e soprattutto del non dimenticato Antropophagus di Massaccesi; certo dove Aristide calca(va) la mano sul morboso e il malsano, Lynch risolve concentrandosi sull'atmosfera minacciosa e su qualche programmatico spavento telefonato, vedi i vari cadaveri ritrovati dai ragazzi, il che non è necessariamente un male, ma rischia di far "sedere" la pellicola e renderla monocorde anzichenò. Difetti riscontrabili in una valanga di slasher coevi. Del resto il vecchio Lynch (Paul, che gli appassionati conosceranno senza meno, essendo pure il regista di un cult più o meno riconosciuto come Prom Night) non è che sia mai stato un talentaccio, ma, come si usa dire, "un onesto artigiano di genere", per taluni un complimento, per altri un marchio di infamia. Humongous, per chi scrive, rimane la sua opera migliore (insieme a Bullies, [1986] solido rape and revenge) cupa e dotata di una vena malinconica che di solito non ci si aspetterebbe da un prodotto di questo tipo. Gli amanti dello slasher comunque potranno apprezzare, almeno per spirito filologico, gli altri, credo proprio di no. 

Le copie disponibili prima del DVD Scorpion per la serie Katarina's Nightmare Theater, NTSC, All Region, ratio 1.77:1, risultavano troppo "scure" per cui il nuovo transfer rende finalmente giustizia (più o meno) al lavoro del direttore della fotografia  Brian R.R. Hebb e restituisce la versione uncut della pellicola con la scena dello stupro integra. Il recente Blu-ray Scorpion Releasing del 2017, Region A-B, 1.85:1 chiude il cerchio offrendo forse la versione definitiva del film di Lynch con i due cut della pellicola Theatrical Cut (92:33) e Unrated Cut (93:42) e una qualità audio/video certo non perfetta (a causa della diversa provenienza delle fonti) ma comunque accettabile, almeno per il sottoscritto che apprezza molto il parto di Lynch.

Extra del Blu-ray SR:

"Katarina's Nightmare Theater" (3:49) with Katarina Leigh Waters

Commentary features Paul Lynch and William Gray

Interview (21:37) with David Wallace

Theatrical Trailer (1:14)

Thanks to DVD Talk


Originariamente pubblicato il 14/07/2012 su "Le Recensioni di Robydick"


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