sabato 27 ottobre 2012

Jennifer (1978)



Una sfacciata copia di "Carrie", ma gli amanti di stranezze anni settanta non se lo lascino scappare.

Se siete rimasti inorriditi dall'annuncio del remake di Carrie, possiamo dire che nemmeno durante il decennio principe i produttori rimasero con le mani in mano. Già nel 1978 il vecchio Brice Mack (proprio lui, quello di Rooster: Spurs of Death, 1983 con Vince Van Patten e Kristine DeBell) tirò fuori dal cilindro questo Jennifer, che proprio con molta pazienza potremmo definire una pellicola "ispirata" al film di De Palma, piuttosto che una spudorata scopiazzatura. 

Dunque, Jennifer Baylor è una ragazza semplice e studiosa che frequenta una prestigiosa scuola privata nonostante non sia figlia di un uomo facoltoso. Anzi, il padre è un alcolizzato con fissazioni bibliche che gestisce un negozio di animali (Jeff Corey, carriera sterminata, presente in tutte, ma dico tutte, le più importante e famose serie TV statunitensi per tacere di pellicole quali Il Grinta, L'Altra Faccia del Pianete delle Scimmie, e Butch Cassidy, si potrebbe andare avanti per ore); la dolce studentessa (interpretata da Lisa Pelikan, bella rossa con carriera di tutto rispetto, da queste parti la citiamo in Lionheart e Ghoulies per ovvi motivi) ben presto si aliena le simpatie della ragazza più in vista della scuola, Sandra Tremayne (Amy Johnston) bugiarda e puttana, figlia di un senatore.

Naturalmente inizia la rappresaglia: Jennifer comincia ad essere offesa, umiliata e minacciata fisicamente dalla psicolabile compagna e dalla di lei cricca di fedelissime leccaculo. Tuttavia le ragazzine non hanno fatto i conti con i poteri psichici di Jennifer che le permettono di aver il controllo mentale sui serpenti. La terribile Sandra tenta di far espellere Jenny, la fotografa nuda per poi appendere le foto sugli armadietti, le ammazza il gattino e arriva a far violentare la cicciottella del gruppo rea di essersi ribellata alla sua dittatura.

Nel finale Jennifer finalmente s'incazza di brutto e scatena serpenti giganti contro i cattivi. Ma nel senso di serpenti giganti, ciclopici che agguantano e si inghiottono i bulli e che sbucano fuori improvvisamente dal sedile posteriore delle automobili. L'andamento sostanzialmente realistico della vicenda subisce così una decisa sterzata verso la psichedelia spiccia con rossi e blu ad illuminare la scena e, soprattutto, la figura della protagonista, in vestaglia bianca, capelli cotonati e sguardo allucinato e compiaciuto a contemplare la propria vittoria. La tristezza e la disperazione di Carrie se ne vanno beatamente a remengo, vero, ma ciò che importa, in questo ambito, è il registro esploitativo, financo cartoonesco (sia Mack che il produttore Steve Krantz, collaboratore Ralph Bakshi, erano professionisti nel campo dell'animazione) imposto alla pellicola. Che l'amante di chincaglierie seventies non potrà non apprezzare almeno un poco, anche per via di un sottotesto ironico e beffardo esplicitato pure nel gran finale, in cui i "cattivi occulti", coloro che hanno insabbiato le malefatte dei ricchi e potenti, vengono puniti. 

Da riscoprire in ogni caso. Jennifer  a parte i bootleg, era  disponibile solo nella vecchia, cara, insostituibile VHS Vestron Video, NTSC del 1984, fino alla meritoria opera di recupero eseguita dalla Kino Lorber con il Blu-ray (e DVD) edito nel 2014, aspect ratio 1.85:1.  C'è anche il grande Bert Convy, ottimo caratterista attivo negli anni settanta e ottanta, scomparso a soli 57 anni il 15 luglio del 1991.

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venerdì 5 ottobre 2012

The Sender (1982)


Grande horror del 1982.

Dalla cesta dei piccoli cult dei primi ottanta, tiriamo fuori un pregevole horror lontano dalla febbre slasher dilagante in quel periodo storico. Diciamo pure che Roger Christian non era il primo arrivato, avendo già vinto un Oscar come set decorator in Star Wars (1977) e partecipato alla realizzazione delle scenografie di Alien

Quindi un professionista già lanciato nel mainstream alle prese con uno script di Thomas Baum  in cui si raccontano le vicende di un ragazzo che tenta di annegarsi (lo splendido incipit) e che viene, per questo motivo, internato in un istituto di igiene mentale; qui gli viene assegnata una psichiatra che ha il compito di capire che cosa sia accaduto a quest'anima tormentata. La dottoressa non sa che il giovane è in grado di materializzare i propri incubi. Comincia così una discesa nella follia che si placherà soltanto scavando a fondo nel passato del ragazzo, succubo della madre. Ma il lieto fine non è assicurato.

L'opera di Christian è molto meno datata di come ci si aspetti. Le visioni di John Doe (non si conosce l'identità del protagonista) sono risolte con effetti speciali semplici ma efficaci, non troppo ridicoli da inficiare la visione della pellicola; e già questa è una cosa buona. Se poi aggiungiamo un'atmosfera cupa e malinconica che non abbandona lo spettatore per tutto il metraggio, la favorevole impressione iniziale si tramuta in pura ammirazione. Un buon risultato quindi, ottenuto amalgamando doti tecniche non comuni (splendide fotografia e colonna sonora, ad opera rispettivamente di Roger Pratt e Trevor Jones) e un reparto attori piuttosto affiatato: un giovanissimo Zeljko Ivanek e, soprattutto, una magnifica Kathryn Harrold, brava e bella, che non concede al pubblico più di una fugace scosciata, rendendosi così ancora più arrapante. Ma stiamo divagando. The Sender fa parte di quella genia di pellicole che nei primi anni ottanta seppero ritagliarsi un loro posto in una cinematografia pregna di capolavori poi divenuti imprescindibili; una perla rara che, pur non essendo conosciutissima dal grande pubblico, è in grado di esibire una visione di genere cupa, ambigua e assolutamente non accomodante. Finito il pistolotto.  Il regista di questo gioiellino ha poi sfornato delle cose come Starship/Lorca and the Outlaws, Mastermind e Battaglia per  la Terra. Il film è approdato in Italia su VHS CIC VIDEO con il titolo Il Messaggero della Morte. DVD della Legend Film del 2008 NTSC, Region 1, ratio 1.77:1 e recenti Blu-ray Olive Films e Arrow, ratio 1.78:1, 1080p HD Transfer.

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The Rift (1990)


Ecco un film che non vedevo da anni. Jack Scalia e  R. Lee Ermey, alla ricerca di un sottomarino inabissatosi misteriosamente, trovano una schifosa entità organica che produce feti umanoidi e altre amenità. Fine. 

Il povero Juan Piquer Simon veniva dritto dritto da Slugs, quindi ci aveva già abituati ad una sana dose di disgusto e raccapriccio. Certo ci aveva pure abituati ad un cinema di pura, purissima serie B (quasi Z, dice qualcuno là in fondo) ma come si fa a voler male al vecchio Juan (tra l'altro scomparso proprio l'anno scorso) uno che ha diretto Pieces, Supersonic Man con Antonio Cantafora e pure quell'assurdo slasher con echi lovecraftiani intitolato La Mansìon de los Cthulhu o Chtulhu Mansion se più vi piace. Impossibile. Si può forse maltrattarlo per quello stile grezzo, raffazzonato, terzomondista con cui girava le sue pellicole, ma da qui a metterlo in croce, Vostro Onore, ce ne vuole.

La visione in sala me lo faceva ricordare come un'immonda ciofeca (impossibile resistere al richiamo di quella locandina con "La Cosa" virgolettato e sparato a grandi lettere), parliamo sempre di questo La Grieta (The Rift per la distribuzione internazionale), invece non è poi tanto peggio degli altri horror "marini" usciti pressoché nello stesso periodo (vedi Leviathan, Creatura degli Abissi, financo Alien degli Abissi del nostro Margheriti); è un film onesto, dignitoso, con un plot risaputo ma che non fa una piega e girato con una certa malcelata ambizione (forse grazie a qualche dollaro extra, non troppi comunque, elargitogli da Francesca De Laurentiis, che compare nei credits in qualità produttrice). Se vi sembra poco, mi dispiace. Non è impresa semplice rimestare sempre la solita minestra  e  trasformarla in una pietanza perlomeno commestibile e, soprattutto, gustosa. Sempre considerando gli ingredienti a sua disposizione, il nostro Piquer ne è uscito a testa alta (più o meno) aiutato pure dal reparto make-up dello specialista Colin Arthur, dalla fotografia opaca di Juan Marinè e da un cast rispettabile con i già citati Scalia e Ermey (ancora lontano dalla macchietta redneck del Non Aprite quella Porta di Nispel) e pure un Ray Wise (pre Twin Peaks) che rimane seduto e muto per tutto quanto il primo tempo per  poi diventare il malvagio della situazione. Niente nudi, purtroppo la bella Deborah Adair veniva dalla TV e non ci pensò neanche per un attimo a separarsi dalla sua tutina. 

VHS della RCA/Columbia Pictures International Video su copyright della Dister Video and Film, Cod. 11899 del 1990, con immagine tagliata ai lati e con una resa sonora accettabile, sia per il doppiaggio che per i rumori di fondo, data anche la distribuzione nei cinema italiani.

La Cosa degli Abissi

Titolo originale: "La Grieta" aka "The Rift"

Anno:1989

Regia: Juan Piquer Simòn

Cast: Jack Scalia, R. Lee Ermey, Deborah Adair, Ray Wise, John Toles Bay, Ely Pouget.

Durata: 82 minuti

VHS: Rca/Columbia Pictures International Video Cod. 11899. Film per Tutti.

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