sabato 31 marzo 2012

Disciples of the Crow (1983)


Una recensione molto vecchia apparsa su "Le Recensioni di Robydick" nel lontano 2012. 

Cortometraggio ispirato al racconto Children of the Corn originariamente pubblicato nel marzo 1977 su Penthouse e poi edito nella famosa e ampiamente saccheggiata raccolta Night Shift (1978) in Italia A Volte Ritornano, girato un anno prima della trasposizione cinematografica ufficiale di Fritz Kiersch, Children of the Corn/Grano Rosso Sangue (1984) con Linda Hamilton e Peter Horton.

Dirige e sceneggia John Woodward con Johnny Stevens a curare la fotografia, e si può tranquillamente affermare che si tratta di una pregevole riduzione del breve testo kinghiano, tenuto conto del budget miserrimo, molto, molto fedele allo spirito e all'atmosfera del racconto d'origine. Sembra un film uscito direttamente dagli anni settanta, con un sottile ma costante senso d'inquietudine che dura dall'inizio alla fine. La trama è nota, i bambini di una comunità di agricoltori dediti alla raccolta del grano, in preda ad un delirio mistico, uccidono tutti gli adulti sacrificandoli alla misteriosa entità conosciuta come "Colui che cammina dietro i filari". Capitati per sbaglio nella cittadina di Gatlin, Nebraska (il corto è invece ambientato in Oklahoma), Burt e Vicky (Eleese Lester e Gabriel Folse), una coppia in crisi, si ritrovano braccati dai giovani assassini. 

Molto efficace, specialmente nella prima parte, questo esordio di Woodward, in particolare nel sottolineare l'atmosfera minacciosa e desolata della cittadina, in questo senso la scena iniziale in chiesa, con il volto di Cristo che si tramuta in teschio e i bambini che si scambiano un silenzioso messaggio all'insaputa degli ignari genitori, è notevole e degno di essere ricordato. Il massacro dei genitori è solo suggerito (la scena notturna con il bambino che si presenta in camera della madre con ascia in pugno) ma non rovina affatto la fruizione dell'operina di Woodward che, anzi, corre spedita fino alla conclusione senza tediare lo spettatore, complice pure la breve durata dell'operazione tutta. Una trasposizione dignitosa, fedele al racconto di King (con qualche inevitabile cambiamento avvenuto per ragioni di tempo e budget, finale a parte, che si distacca dalla versione dell'autore) che trova nel cortometraggio la sua dimensione ottimale, anche se la saga di Children of the Corn conta una cosa come nove capitoli (con alti e bassi paurosi, compreso il recente remake televisivo diretto dal produttore del capostipite Donald P. Borchers).

Il corto di John Woodward (che girerà solo altri due titoli, il delirante Neurotic Cabaret/Attrazione Carnale della mia Vicina, 1990 che non è un porno e Vice [2000] ma distribuito solo nel 2005 con Bo Hopkins e Randall "Tex" Cobb) fa parte della famosa o famigerata filiera dei cosiddetti "Dollar Babies", cioè quelle trasposizioni su pellicola che Stephen King concede ai giovani filmakers e agli studenti di cinema facendosi pagare i relativi diritti per un solo dollaro, godendo di un permesso speciale e di un contratto di esclusività firmato con l'autore. I più famosi tra i "Dollar Babies" sono senza ombra di dubbio il corto dell'allora giovanissimo Frank Darabont The Woman in the Room (sempre da Night Shift) e The Boogey Man di Jeff Schiro, senza contare il piccolo film di Woodward, editati poi in VHS dalla Granite Entertainment Group Interglobal Home Video nel 1986 per la serie Stephen King's Night Shift Collection. Disponibile pure da solo con il corto The Night Waiter


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mercoledì 28 marzo 2012

The Name of the Game is Kill! (1968) Gunnar Hellstrom


Misconosciuto film con Jack Lord conosciuto in Italia con il titolo Il Mistero della bambola dalla testa mozzata.

"You can't buy a ticket to see this movie UNLESS... you sign a pledge not to reveal the surprise SHOCK ENDING", strilla la tagline di questo misconosciuto film di Gunnar Hellstrom.

Il rifugiato ungherese Symcha Lipa (Jack Lord di Hawaii Five-0) accetta un passaggio da una bella e giovane ragazza che lo conduce fino alla casa che divide con la madre e le sorelle; naturalmente il povero viaggiatore si ritrova in un nido di serpi psicopatiche che nascondono una storia oscura e terribile.

Interessante questo The Name of the Game is Kill, siamo in pieno territorio "giovane in balia di un gruppo di squilibrate" con tutta l'atmosfera di sessualità repressa che una pellicola del genere inevitabilmente si porta dietro. Il film di Hellstrom (svedese classe 1928, scomparso nel 2001, che esordì con Simon Syndaren [1954] per poi dedicarsi alla regia di episodi per i serial TV statunitensi da F.B.I a Gunsmoke passando per Bonanza fino a Dallas) mantiene ancora un certo livello esploitativo, pur senza mostrare niente di particolarmente scabroso, ma è in grado di solleticare il gusto dell'appassionato di "oggetti non identificati" dei tardi sixties grazie ad un'atmosfera opprimente e morbosa che si respira a pieni polmoni, specialmente nel delineare il rapporto tra le sorelle e il nuovo arrivato che scuote i sensi assolutamente non assopiti delle fanciulle; in questo senso molto bella e centrale la sequenza in cui Tisha Sterling balla sulle note di Shadows dei cultuali The Electric Prunes ammiccando al vecchio Jack Lord, sotto gli occhi delle sorelle e della madre che spia dall'alto .

Ottima prova del cast femminile, molto brave tutte e tre le sorelle interpretate rispettivamente da Tisha Sterling ( Patricia Ann Sterling, californiana classe 1945, carriera sterminata in TV, ma anche in L'Uomo dalla cravatta di cuoio/Coogan's Bluff [1968] di Don Siegel, tra le altre, tantissime cose), Collin Wilcox Paxton (1935-2009-una valanga di serial televisivi, da Il Virginiano a Longstreet, Il Rivoluzionario [1970] di Paul Williams con Jon Voight, accreditata come Collin Wilcox Horne), e Susan Strasberg (22 maggio 1938-21 gennaio 1999), la quale non ha assolutamente bisogno di presentazioni, che contribuiscono a creare una sensazione di "destino incombente" sulle teste dei personaggi, fino all'inaspettato finale in cui la madre (T. C. Jones) tira le file della vicenda con un twist nerissimo e crudele, che non sveliamo. Direi che una riscoperta la merita. Ci sono in giro dei bootleg ricavati da una slavatissima copia in 16mm che non rende giustizia alla fotografia del grande Vilmos Szigmond. Lo sceneggiatore Gary Crutcher è pure lo scriba del cultuale Stanley (1972) di William Grefe e del superscult Superchick aka Colpo Grosso al Jumbo Jet (1973) di Ed Forsyt con Joyce Jillson!!!

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